Era un po’ sazio d’amori galanti e trovava o noiosi o pericolosi gli amori dei salotti; era stanco pure di rincorrere le sartine per via, come un inseguitore stradaiolo, quando, nelle sere d’inverno, sciamano dai laboratori nelle contrade buie; stanco di adocchiare sui palcoscenici le mime e le ballerine, di cogliere quelle primizie che le mezzane della città presentavano a lui prima che a qualsiasi altro. Gli bisognava ora un’avventura più complessa e più rara, che potesse in ugual modo appagare i suoi sensi, la sua vanità e quel certo sentimento idillíaco non ancor deluso dalla sua inveterata abitudine di donnaiuolo. Cercava da lungo tempo un’amante, la quale fosse in tutto conforme a’ suoi gusti e lo potesse finalmente riposare da quella caccia infaticabile ch’egli dava ai piaceri fugaci. E Loretta era veramente colei che possedeva tutto il fascino, tutte le femminili attraenze ch’egli poteva desiderare nell’amante sognata; era fanciulla per di più, e la pericolosa delicatezza di questo pregio lo tentava sommamente, pur impaurendolo un poco.

C’era un fratello di mezzo, ma non, egli supponeva, un fratello intrattabile. Poi, quanto maggiori fossero i rischi, tanto più grande lo allettava la tentazione. Aveva d’altronde provato a guarirsi di questo capriccio, ma non gli riusciva, e nemmeno era più nel caso di riflettere, perchè ormai s’era così fortemente invaghito della ragazza, che avrebbe corso qualsiasi pericolo pur di non rinunziare a lei.

Di Loretta pensava che avesse una virtù irritante ma fragile: qualchevolta s’era persino chiesto se fosse davvero innocente, poichè, sopra tutto negli ultimi giorni, gli pareva di sentirla quanto mai debole contro la tentazione. Fra le quattro mura di una stanza non disperava di lei.

Ed ecco, l’aveva nella sua casa, disarmata, sola, fra il gran silenzio di un pomeriggio soffocante; ecco gli stava di fronte, gli sorrideva, un po’ incerta, un po’ confusa.

Oh, quante volte aveva immaginata quest’ora! Se ne sentiva commosso in modo singolare, si trovava impacciato, quasi timido, e non sapeva che dirle.

Dopo un lungo indugio, la condusse a visitare la casa, parlandole con serietà, per non far nascere in lei alcun sospetto. Così le fece apprezzare un gran numero di quadri, di stampe, di gingilli, di fotografie.

Passando per una stanza, intravvidero nell’altra un letto vasto, chiuso da una cortina.

— Ebbene? — ella domandò, quando furon tornati nella sala e furon seduti l’uno di fronte all’altra, perplessi.

Fuori divampava l’estate, con le sue fiumane di luce, co’ suoi roghi di splendore; lì nella profonda sala, dietro le persiane chiuse, dietro le stuoie calate, alitava una freschezza riposante.

Allora egli prese una sua mano, e lentamente, con una specie d’insidia, la carezzò.