— I sogni... — ella scherzò, — i sogni han questo di buono, che servono a raccontare le cose troppo difficili a dirsi.

— Hai ragione, Loretta, — egli ammise. — Dunque, un sogno. Ch’io ti prendessi una villetta, non troppo lontana da Villa Giuliani, piccola, per te sola. Una villetta nascosta, con un bel giardino, un frutteto, una scuderia. Saresti libera, nessuno saprebbe chi sei. Qualche volta, per non rimaner sola, mi apriresti il cancello.

— Ah... ed è questo il sogno?

— Sì, è questo.

Ella riflettè un momento, poi disse:

— Continua.

— Che vuol dire?

— Dopo l’estate...

— Ebbene, dopo l’estate potrai scegliere come ti piacerà. Nell’autunno, per esempio, un bel viaggio, una piccola fuga, in automobile, se vuoi, anche all’estero, se vuoi... E d’inverno la tua casa in città, una dama di compagnia per salvare le apparenze, una maestra che t’insegni il canto.

— E di primavera, — ella esclamò, tuttavia tentata, — siccome l’anno rifiorisce, al posto di Lora se ne mette un’altra, e tutto ricomincia: la stessa villa, il viaggio, la casa di città... No, grazie!