— Eh, via! Te lo domando per curiosità.

— Forse — diss’egli — qualcuna è venuta qui, ma non ricordo. Non erano amanti, non erano te. Se non ti piace, cambieremo casa. Non ho avuto nessun amore, prima di conoscere te. Ora tu mi sembri la prima. Ti amo, ti amo in tutti i modi; mi perséguiti e mi piaci. Sei bella. Hai una tal grazia indefinibile, che soffro nello starti vicino. Sii buona con me, non ridere!...

Ella rideva infatti, ma d’un riso un po’ nervoso, e la sua bocca, i suoi occhi, le sue mani, non erano più così tranquille.

— No, lásciami stare... — supplicò. — Lásciami, ti prego... mi fai terribilmente male...

Nella penombra egli la vide impallidire; le nascose la faccia nel grembo, e con le braccia le serrava le ginocchia.

Ella cercò di sollevargli la fronte, che bruciava, cercò di respingere quella bocca molesta, ma non potendo vincere la sua forza, con súbita ira gli cacciò le dita convulse fra i capelli.

Poi la lotta fu breve: perdutamente la fanciulla chiuse gli occhi e si lasciò portare...

Ma vide un’altra camera, di notte, con le finestre aperte sopra un lago bianco di luna, e le stelle vicine, infinite; un altr’uomo curvo su lei, che la copriva di carezze e di baci. E si rivide in quel letto, e rivisse lo spasimo di quell’ora dispersa, e le parve, un attimo, ch’egli fosse tornato, ch’egli fosse lì, a ginocchi, e terribilmente come allora la baciasse, e le sue mani corressero febbrili, ardenti, per tutto il suo corpo irritato, e una bocca salisse, salisse fino alle sue labbra, piena d’angoscia, di febbre, di voluttà e di spavento...

Di lì a poco, nella camera vicina faceva buio, e di stanza in stanza, per la casa taciturna, subitamente s’intese il grido della sua perduta verginità.

II