— Mándala qui da me; le parlerò io.
Ella pareva contare immensamente su la propria autorità di madre feconda e rispettata. Ma il padre aveva risposto con la solita rassegnazione:
— Inutile, figlia mia. Ah, quella nostra Loretta! quella nostra Loretta!...
La madre non si accorava gran che di tutte queste cose. Ella non aveva mai presa troppo sul serio la sua missione d’educatrice, ed ogni tanto, fra i suoi capelli grigi, risaltava fuori quella donna ch’ella era stata una volta, capricciosa, bizzarra e priva d’ogni senso morale. Que’ bei vestiti della figlia la empivano di stupore, e come tutte le donne che in gioventù son state disoneste, acquistava con l’inoltrar degli anni un senso istintivo di ruffianeria. Ella ritrovava in questa giovinezza della figlia la sua propria giovinezza, scapata ed avventurosa, ov’erano dopo tutto i più dolci ricordi della sua vita. Solamente l’annoiavano i rimbrotti del marito, il quale, timido con tutti, con lei si permetteva qualchevolta d’essere bisbetico, e non cessava dal ripeterle senza misericordia:
— Tu non sei stata una brava madre: éccone i frutti!
Ella del resto non si sentiva del tutto vecchia; aveva ancora una certa pretensione di bellezza e cercava di nascondere con molta diligenza i segni del suo disfacimento. Aveva raccolto man mano i capelli caduti, per farsene fare una treccia finta; le mancavan parecchi denti e già da lungo tempo seccava il marito affinchè le desse il denaro necessario per comperarsi una mezza dentiera.
Ma questi, che aveva sempre tollerato i suoi capricci, ora, negli ultimi anni, si prendeva quasi una rivincita; la teneva molto a corto di quattrini e la trattava con prepotenza, forse per vendicarsi dei lunghi anni durante i quali aveva taciuto.
Della madre, Loretta si curava men che poco; ella era già grandicella quando la madre ancora si concedeva gli ultimi spassi, e così aveva imparato a compatirne gli errori con una specie di disprezzo indulgente, che ora prendeva quasi la forma d’una reciproca protezione.
In casa, Loretta non voleva subire l’autorità di nessuno; però bastava che si mettesse a sorridere perchè padre e madre le fossero ai piedi.
Ma c’era sempre il Riotti, che, invecchiato, ingrassato, non aveva per nulla perduta l’abitudine d’ingerirsi nelle faccende altrui. La famiglia dell’occhialaio era divenuta un poco la sua propria famiglia, perchè a lui mancava per l’appunto il focolare, quel dolce regno domestico nel quale, fra molti sudditi, avrebbe voluto essere il tiranno. In una famiglia numerosa, con molti bimbi intorno, sarebbe stato magari felice; ma nella sua retrobottega un po’ tetra non v’era che quella placida Eugenia, sempre zitella, che da mattino a sera leggeva o ricamava, ricamava o leggeva.