Quanto a Loretta, egli non era molto severo; la compativa con una certa longanimità e della sua perdizione faceva risalire la colpa ad Arrigo. Secondo lui tutto quanto succedeva in casa dell’occhialaio era colpa di Arrigo.

Come usava ogni giorno dopo la cena, per l’appunto quella sera egli era da poco venuto nella retrobottega de’ suoi vicini a centellinare il cálice consueto illustrando le più gravi notizie lette nei giornali, quando finalmente Loretta entrò, ansante come se avesse corso ed un po’ scapigliata.

Nessuno aperse bocca; ma quel silenzio era pieno di rimprovero.

— Sono un po’ in ritardo, — ella convenne. — Scusatemi.

— Un po’... dice un po’!... — la interruppe il Riotti, ironico. — Sono le otto e mezzo, nientemeno!

— E allora? — ella fece, passandogli davanti con un fare altezzoso. Aveva un mazzo di rose un po’ disfatte alla cintura e si mise davanti ad uno specchio per ravviarsi i capelli.

— Allora io dico semplicemente ch’è vergognoso! — decretò il Riotti, gonfiandosi di rabbia per quella risposta provocante. E soggiunse con disprezzo:

— Vestita come una ballerina!

Loretta lo guardò scherzevolmente, si mise a ridere forte e disse:

— Buona sera.