— Roba tua?... — fece l’altro con disprezzo. — Non è vero! Tu non hai i denari, noi non abbiamo i denari per comprarti questa roba!
Egli era straordinariamente eccitato; la sua collera un po’ grossolana gl’infiammava il viso. La madre s’avvicinò a lui cautamente e lo tirò per una manica.
— Lasciala stare... — disse, quasi supplichevole.
— Dunque, rispondi! — comandò Paolo caparbiamente, senza badare a quel consiglio. — Cosa vuol dire che ti vesti come una marionetta e peggio? che ti profumi? che ogni momento portan roba per te? che vai, che vieni, che porti cose d’oro indosso e ci consideri tutti noi come se fossimo i tuoi servi? Cos’è?...
E le stava presso in attitudine minacciosa. Ella mostrò di averne un poco paura, perchè i suoi occhi si fecero grandi, fermi, e s’accostò al padre che taceva.
— Non rispondi, eh?... — fece Paolo con un sogghigno. — E fai bene a vergognarti, perchè anche noi, tutti noi, — disse con più forza — abbiamo vergogna di te!
Girò sui talloni, dette un pugno su la tavola e si tornò a sedere. Il petto gli ansava per lo sdegnò col quale aveva parlato; si riempì di nuovo il bicchiere, ne accostò l’orlo alle labbra, ma non bevve, e lo depose con forza. Alcune goccie di vino macchiarono la tovaglia.
— Finora, — gridò, — in casa nostra nessuno aveva mai fatto questo bel mestiere!
Loretta era divenuta estremamente bianca; le sue labbra tremavano un poco, e ansava.
Poi si mosse risoluta, andò a prendere il cappellino, i guanti rimasti su la credenza, e, mordendosi un labbro nell’ira taciturna, s’avviò verso l’uscio.