Donna Grazia, sventatamente, si lasciò sfuggire:
— Forse è stato meglio così. — Ma vide il marito lanciarle un’occhiataccia e non aggiunse altro.
Ad Arrigo furon risparmiati rimproveri e scene, poichè nessuno si sentiva il coraggio di lottare con lui; ma in breve lo misero al corrente delle decisioni ch’erano state prese.
— Sposerai l’Eugenia non appena col tuo lavoro ti sarai procurata la certezza di poter campare. È tempo che tu finisca di accumulare malanni.
— Ma, un momento... — fece Arrigo.
— Non devi discutere! — l’interruppe il padre, spiegando per la prima volta una certa energia. — Ti cercherò un impiego, e lo accetterai, qualunque esso sia, visto che non hai voluto continuare gli studî.
— Un impiego? — mormorò Arrigo.
— Sì, ed al più presto. Eravamo già d’accordo su questo punto prima della villeggiatura, dunque ti prego di non ribattere parola, perchè altrimenti fra me e te si viene ai ferri corti: io ti metto fuori di casa, senza un soldo in tasca, e vattene con Dio!
Arrigo piegò il capo, sembrandogli questa volta che si parlasse sul serio. Con quella prudenza calma e riflessiva ch’era innata in lui, pensò che a ribellarsi c’era tempo in séguito, e per intanto gli convenisse lasciar correre un po’ d’acqua sotto i ponti.
Per via d’amicizie il padre giunse a trovargli un posto d’apprendista in una piccola banca privata, e Arrigo, fattesi cucire due mezze maniche d’alpagà, si mise a frequentar ogni mattina l’ufficio, puntualmente, riuscendo persino a farsi benvolere, perch’era di pronto ingegno ed aveva una bella calligrafia.