La macchina si avventò per la china con un rimbombo di congegni, svoltò nel serpeggiare del pendìo sotto il morso dei freni potenti, e mentre le sue nubi di polvere turbinavano ancora su l’alto della collina discesa, essa già correva lungo la riva del lago, sotto i terrazzi dei giardini, che lasciavan spiovere su la strada maestra le lor ghirlande di gelsomini e di rose.
A poco a poco il sole si ritraeva dalle sponde, che divenivan d’un color viola, e più violento s’accendeva nel mezzo del lago, saettato in giù dall’opposta montagna.
Allora una grande tristezza invase il cuore di Loretta, e, correndo per quella riva fiorita, un altro lago le salì nella memoria, più bello ancora e più dolce, dove i giardini andavano a bagnarsi nella pianissima onda e c’erano i rematori che cantavano, di sera, navigando sotto le stelle...
Pensò che su quel lago ella era scesa, in una barca fragile, che ad ogni mossa dondolava, e si ricordò dell’uomo ch’era con lei quel giorno, curvo sui remi, con gli occhi pieni di luce, la fronte sudata. Si ricordò della notte che poi era venuta, con tante stelle quante non aveva per l’innanzi vedute mai, della notte ch’era stata la più terribile e la più dolce nella sua vita, quando un profumo troppo forte di magnolie e di gelsomini entrava con l’aria notturna a invadere la stanza, dov’ella, malata d’amore di sogni e di primavera, quella notte non poteva dormire...
VI
Egli tornò una sera, improvvisamente, perchè il suo fantasma non gli dava pace. Voleva rivederla, e poi forse fuggire di nuovo, per sempre. Ma guardarla negli occhi ancora una volta, saper cosa fosse avvenuto di lei dopo quell’ora di commiato.
Le strade che aveva percorse, i letti nei quali era giaciuto, le avventure in cui s’era freddamente involto per cercare uno svago, erano state il calvario supremo del suo disperato amore. La lontananza ed il tempo, che sono per lo più i dissolvitori delle passioni mediocri, non servivano che a rendere più acerbo un amore come il suo.
Tornò, dopo aver inutilmente costretta la sua carne ed il suo spirito alla rinunzia di questa colpa, dopo essersi intimorito con tutte le minacce, battuto coi più duri flagelli e persuaso che nessun rimedio, tranne forse il possesso, lo avrebbe mai guarito di questo implacabile amore.
Veramente egli sentiva pesare su la sua tremante anima un fato mostruoso; era caduto in balìa di quelle forze che sono maggiori della volontà umana, e non più sperava in sè medesimo per la sua liberazione.
Adesso era troppo tardi anche per la salvezza; l’amava; era posseduto di lei, era smarrito nelle oblique vie di questo amore come in un dedalo senza uscita. Perchè tornasse uomo e ricuperasse nel suo senso esatto il valore della vita, gli era necessario sacrificare al suo terribile nemico tutte le paure dell’anima, che lo tenevano prigioniero.