Tutto gli parve mutato, nella città che pure conosceva casa per casa, e ch’era stata il teatro delle sue temerarie conquiste. Ed era contento che già fosse la sera, per poterla traversare più facilmente senza incontrarsi con alcuno. Lasciò i bauli alla stazione, e salito in vettura si fece condurre alla casa del padre.

Il percorso era lungo; egli guardava distrattamente in giro; gli batteva il cuore.

L’avrebbe riveduta fra poco; ella era forse passata di lì, per quelle strade, nella giornata. E la vedeva col suo vestitino di tela chiara, il cappello di paglia che le metteva ombra sul viso, forse un di que’ medesimi che aveva portato nel viaggio, l’ombrellino aperto, poggiato su la spalla, un mazzolino di mughetti alla cintura, le scarpine bianche. Andava rasente il muro, frettolosa come sempre, con la sua vitina snella che riceveva elasticamente le ondulazioni del passo; ogni tanto si fermava davanti ai negozi; la gente la guardava.

Una gran pace discese in lui, dopo tanti giorni vissuti con febbre, in una specie d’ossessione. Tornò ad amare la sua città, perch’ella vi abitava, e la vita gli parve nuovamente bella; tutte le aspirazioni che si erano in lui sopite, rinacquero come per incanto. Ebbe voglia di assaporare lungamente questa felicità, volle far qualcosa, una cosa qualsiasi, per convincersi che non era più sotto l’incubo del suo spaventoso tormento; pensò di aver sete, fece fermare ad una bottiglieria, vi discese.

Incontrò sul marciapiede alcuni amici, che, già vestiti da sera, andavano probabilmente a pranzare. Egli li salutò chiamandoli per nome, forte allegramente: essi risposero al suo saluto, ma senza effusione e passarono in fretta. Ne rimase un po’ stupito. Vide poi che ciarlavano, e, gli parve, di lui. Ma non fece gran caso: bevve, risalì in vettura.

— Via, — disse al cocchiere; — frusta e cammina!

D’estate i negozi chiudevano di buon’ora; molte oneste famiglie di piccoli borghesi passeggiavano per le strade in cerca di frescura; i tavolini dei caffè, gremiti di gente, ingombravano i marciapiedi; le tramvie, scorrendo su le rotaie calde, levavan guizzi di scintille azzurre.

Sempre più gli batteva il cuore nell’avvicinarsi alla casa paterna. Giunse. La bottega era già serrata; egli restò qualche attimo davanti al portone per non apparir troppo commosso, poi entrò per la corte e li vide seduti in crocchio: il padre, la madre, Paolo, il Riotti, l’Eugenia, che discorrevano prendendo il fresco.

E lei? Dov’era?... Il cuore gli tremò.

La corte era già piena d’ombra, il lampione della portineria vi spargeva un tremolante riverbero; alle finestre, in alto, v’era gente affacciata: si udiva or una cantilena, or un bisticcio, e qualche scoppio di risa.