— Disturbo? — domandò con mansuetudine.
— Sì, disturba, se ne vada! — gl’intimò Arrigo senza muoversi. L’altro volse uno sguardo su quella scena e si ritrasse a malincuore.
Arrigo fissò il fratello:
— E tu cosa sei qui a fare? — domandò con disprezzo. — Non ti occupi di nulla, tu? Non sai dov’è andata tua sorella?
L’altro divenne paonazzo di collera, bestemmiò qualche parola fra i denti, ma non si comprese nulla. Soltanto lo si vide oscillar sui piedi come se volesse affrontare il fratello.
Il padre si levò di nuovo, con fatica, per gli spasimi che gli fiaccavano il dorso; la sua mano incerta si tese verso il figlio primogenito; il mento scarno gli tremava nella commozione.
Allora, in quel momento ch’egli stava per parlare, per accusare forse, intorno alla fronte di quell’uomo debole che per tutta la sua vita non aveva sopportato se non ingiurie e sventure, una certa solennità si cinse, come se nella sua canizie venerabile, in quella stanza dov’erano la sua donna e due de’ suoi figli, quel vecchio si sentisse veramente il capo della casa, colui che veglia fino all’ultimo sul focolare semispento e può benedire come un santo o maledire senza remissione i figli nati dalla sua virilità.
— Con qual diritto, — disse, — ti permetti tu di condannare tuo padre e tua madre? Tu, che nella tua casa non hai portato altro che malanni? Tu, che ci hai lasciati soli quando avevamo più bisogno di te? Cos’hai fatto nella famiglia, tu, per poter giudicare di noi? Ci hai voltato le spalle: ecco quel che hai fatto! Nè più nè meno che tua sorella, peggio che tua sorella, perchè tu eri il primogenito, quello che aveva il dovere dell’esempio. Sei tu che l’hai portata fuori di casa per il primo, che le hai insegnata la via del vizio, e se oggi è perduta per noi, se oggi si disonora, la colpa non è nostra: è tua! tua!... perchè sei stato un cattivo figlio, e in tutta la tua vita non sarai che un uomo cattivo!...
La sua voce si estenuava; ricadde su la seggiola, soffocato dalla tosse.
Arrigo aveva da principio ascoltata quella voce con un religioso terrore. Ma poi, quando s’intese rinfacciare la sua colpa da colui che non la conosceva, quando pensò che accusavano lui di averla buttata nelle braccia d’un altro, lui che si struggeva d’un amore insanabile, quando sentì che la sua opera nel mondo era stata solamente quella di corrompere, di perdere, di trascinare con sè chi amava, nel suo perverso destino, quando sopra tutto comprese di aver quasi tradito il suo terribile segreto, una ribellione cieca proruppe in lui, contro tutto e contro tutti, contro quel padre istesso che ora l’accusava, quel padre taciturno ch’era venuto a minacciarlo nella sua notte d’amore.