— Ah, sì! — concluse il Rígoli, volgendosi ad Arrigo. — Quasi quasi me ne scordavo! C’è Rafa Giuliani, ch’è partito per ignota destinazione, e quello proprio nessuno sa dove sia, a meno che, per caso, non lo sappia tu...
— Pesca! — disse il Cianella allo Spada, soffocando una risata.
VIII
Egli uscì barcollando. Si sentiva sopraffatto, perduto.
Non soltanto l’aveva ella tutto pervaso di un amor senza pace, non solo fuggiva, dimentica d’ogni loro complicità, ma d’un colpo irreparabile aveva pure distrutta la paziente opera della sua vita, mettendo alla gogna il loro nome, dandolo ferocemente in balìa delle vendette pubbliche.
Adesso tutti ridevano alle sue spalle, saziavan nello scandalo palese l’odio e l’invidia lungamente contenute. Il nome infamante, l’aspro epiteto di lenone, gli sibilava nelle orecchie ronzanti, lo feriva nel mezzo del cuore, come se ognuno, vedendolo passare, gli lanciasse dietro per beffa questa parola ingiuriosa. Ecco: l’accusavano di aver venduto la sua sorella al ricco libertino, di aver tramato nell’ombra il mercato fraterno, forse di averne già riscosso il prezzo. E la città lo sapeva; per ogni strada la notizia correva di bocca in bocca, ad ogni limitare si parlava di lui, di lei, dell’altro; era un bisbiglio continuo, súbdolo, che saliva, saliva, soverchiando nel suo cervello esagitato la voce di tutte le cose; era il suo nome, il nome di lei, che volava nelle risate della gente.
Ora lo avrebbero bandito, si sarebbero precipitati in cento a sbarrare il suo cammino; la fiamma nascosta sotto la cenere avrebbe illuminato di un crudele rossore il suo pubblico dileggio. Strappatagli di dosso la sua veste di gentiluomo avventizio, anche i più benigni non avrebbero ritrovato in lui che il fratello della mantenuta.
E udiva rinchiudersi dietro di sè, con un sordo fragore, le porte dei circoli, le anticamere delle sale, tutte le soglie che aveva pazientemente forzate; facce avverse vedeva, bocche orlate di scherno, occhi obliqui volgersi altrove per non rispondere al suo saluto.
Tanti anni spesi ad un lavoro ábile, tenace, assiduo, eran ormai sprecati, buttati al vento come pugno di cenere; l’inviolabile signorìa si asserragliava novamente nel suo cerchio di privilegi — e questa volta per sempre.
Ecco il dono ch’ella gli aveva apparecchiato per il suo ritorno ed in cambio dell’amore ond’egli si moriva per lei.