Oh, se questo avesse potuto almeno liberarlo dalla sua disperata passione! Ma non sapeva odiarla, e, per quanto ella lo ferisse, non gli riusciva d’avere contro lei alcun rancore. Dal fondo invece della sua coscienza risvegliata una voce gli parlava, con le stesse parole del suo padre accusatore: «Sei stato tu che l’hai portata fuori di casa per il primo; se oggi si disonora la colpa non è nostra, è tua! tua!... perchè sei stato un cattivo figlio e in tutta la tua vita non sarai che un uomo cattivo!»
Ed allora si ricordò di quel primo giorno ch’ella era venuta nella sua casa, con un braccialetto d’oro al polso, il braccialetto di Rafa, e ricordò tutto quello che avevan discorso fra loro, stando egli supino sul letto, ella seduta su la coltre, quando, fra quel calore, fra quell’odore che veniva da lei, aveva lasciato cadere sopra la sua purezza il primo sguardo colpevole.
Invece di ammonirla s’era fatto il suo complice, per farsi amare da lei; giorno per giorno l’aveva quasi ammaestrata nella corruzione, le aveva scaldato nel grembo il piccolo serpe della lussuria, che li aveva poi allacciati insieme nel suo nodo convulso.
Atterritamente sentì che una forza invincibile si era drizzata contro la sua colpa e che più non eravi alcuna ribellione da tentare, alcuno sforzo nel quale adergere l’ultima volontà, l’estrema speranza. Il suo nemico non era più solamente racchiuso nella sua coscienza; ora usciva, lo accerchiava, lo batteva da ogni parte. Quest’uomo, che si era sentita forza bastevole per vincere da solo e duramente la sua battaglia, provò allora un infinito bisogno di tutti, e si volse a cercare intorno a sè un amico, un amico fraterno e buono in cui versar la sua pena, un tetto soccorrevole sotto il quale trovar rifugio.
Ed allora solamente si ricordò di una donna ch’egli aveva oppressa e fatta piangere, una donna che lo aveva sempre soccorso, ch’era pronta sempre a tendersi verso di lui col gesto ineffabile del perdono. Egli sapeva che da qualsiasi lontananza le ritornasse, dopo quante mai strade, su le sue labbra smorte avrebbe sempre ritrovato un sorriso.
Camminò per i marciapiedi avvampati, lungo i muri che gli gettavano in faccia una luce abbagliante; camminò, vedendo solo fulgori e grandi circoli di sole, che gli roteavano intorno come per allucinarlo. Tutti i rumori della strada, anche i più comuni, gli parvero insoliti, e mutati gli aspetti delle cose; in lui scemava perfino la coscienza dell’enorme dolore che lo travagliava. Come se un’immensa catastrofe, d’un tratto, fosse avvenuta in lui, l’anima gli restò sepolta sotto le rovine del suo mondo interiore, ed inerte come un automa egli ubbidì solamente alla sua paura.
Quando giunse nella contrada ove abitava l’amante, quando rivide quella casa dall’aspetto un po’ tetro, ma con un suo balconcello fiorito, col suo portone ampio e scuro che dava in una corte vetusta, il cuore gli si aprì di tenerezza come a colui che dopo aver patiti gli insulti, la fame, i rigori della strada maestra, veda finalmente sorgere di lontano il tetto di una casa ospitale.
Avviene talvolta che la più antica fra le nostre abitudini ci sembri nuova, ed un luogo per il quale siamo le cento volte passati riévochi subitamente in noi la dispersa memoria d’un’anima che anticamente fu nostra.
A nessuno è dato conoscere come un luogo, un oggetto, un essere, siano veramente in sè stessi, fuori dalla nostra sensibilità e svestito dall’immagine che noi gli attribuiamo. È il nostro cuore che fa parlare le cose, e noi, attoniti qualche volta, ne ascoltiamo la voce. Nel salire le scale della casa di Clara Michelis egli provava quel giorno un’onda di sensazioni confuse; guardava con una specie di curiosità l’aspetto di que’ muri adorni d’antichi affreschi, di quegli scalini larghi e lenti, che aveva tante volte contati macchinalmente nel salirli, di quella ringhiera in ferro istoriato, un po’ rugginosa, che portava nelle congiunture de’ suoi fregi una incancellabile polvere; guardava l’aspetto di quel grande arazzo, che pendeva dalla parete sul primo pianerottolo, dove c’era un cassabanco in legno scolpito.
E ricordava, ricordava... In un attimo riviveva una storia di molti anni, la storia di tutte le cose ch’eran passate fra loro, dai primi tempi, quando l’amava d’un capriccio forte, agli ultimi, quand’ella era divenuta per lui un peso necessario, anzi una indispensabile ma tediosa catena. La rivedeva, qualche anno addietro, ancor bella e desiderata da molti, co’ suoi lisci capelli neri che le facevan su la nuca un gonfio nodo attorto, col suo viso diafano, in cui gli occhi ardevano d’una vita spirituale; e quand’ella gli si rifiutava con tutte le scaltrezze voluttuose della donna che prevede l’imminenza del suo fallo, e poi le lunghe sere che avevan trascorse nella sala semibuia, tra i molti vasi di fiori che odoravan troppo forte, lei, con le veloci sue dita correnti su la tastiera, lui, poggiato la tempia contro il violino, avvolto nel profumo della sua carne pallida, curvo su lei, desiderosamente...