Col suo grido Lazzara l’aveva ridestata; ed ora stavano entrambe a guardar le lucciole, che volavano via spegnendosi a poco a poco, nel buio, come lucígnoli deboli sotto il vento.

Nell’aria ferma, poco più su che le cime degli alberi, il calor del giorno pareva esser rimasto sospeso come un gonfio lenzuolo pressochè invisibile; tutto, a perdita d’occhio, pareva sopraffatto ed esausto per la fatica enorme dell’estate.

A quell’ora, nella villetta, nella casa rustica del giardiniere, nel villaggio poco lontano, i contadini, gli artigiani, dormivano con serena pace; non si udiva che la cantilena lentissima d’una donna, la quale forse ninnava il suo bimbo.

Quando l’ultima lucciola si spense, laggiù, dentro un cespuglio, Loretta disse a Lazzara:

— Dove sei stata?

— Nei campi.

Ed aveva su la gonna infatti qualche fil di fieno.

Certo se n’era andata in cerca di lucciole, per trovarsi fuori dal cancello con Benedetto che l’aspettava; poichè Benedetto era un bel giovine e le faceva la corte. Ecco, era tornata con le sue lucciole, co’ suoi capelli sempre spettinati, ed alla cintura portava un garofano rosso che prima era stato all’occhiello del suo galante.

— Questa sera non verrà il signore? — domandò Lazzara.

— Non verrà. Almeno ha detto che non verrà, — Loretta rispose.