A Villa Giuliani quella sera si dava un pranzo e Rafa era costretto a rimanersene in famiglia, dove le sue troppo frequenti assenze, le notti passate fuor di villa ed i mormorii del vicinato avevano già fatto nascere qualche malumore.
— A meno che non venga più tardi, — fece Lazzara; — magari dopo la mezzanotte, come sabato scorso.
— Può darsi, — rispose Loretta. Ed affacciatasi al terrazzuolo, guardò con uno sguardo errante la fantastica notte, simile quasi ad una bellissima donna ignuda, che ricurva su lo specchio della terra si andasse lentamente pettinando le lunghe sue treccie nere, cosparse d’una polvere d’oro che scintillava e tremava come un denso pulviscolo di stelle.
Eran diventate amiche durante quelle poche settimane, poichè l’età le univa e qualcosa forse di concorde nel dissimile cuore. Lazzara si occupava di governar la casa, ripuliva, rassettava, ricuciva, dava di mano alla cuoca, faceva un po’ di stiratura; ma quantunque non avesse che un semplice abito nero e tutta l’eleganza sua fosse ne’ grembiuli fini, questa graziosa villanella era quasi una signorina, una signorina molto strana.
E Loretta l’amava; nelle calme ore d’ozio si tenevan compagnia; discorrevano insieme, a lungo, di cose lievi, lievi come le farfalle.
Lazzara era la figlia spuria d’una donnaccia del paese, nátale da un amore di strada maestra, fra le calde vendemmie. Costei beveva e la picchiava. Un giorno scomparve. Dissero che fosse andata in città a prostituirsi nella mala vita, e più da quel tempo non la si rivide. Allora Lazzara divenne la più trista e lacera monella che fossevi nel villaggio. Da principio il parroco, un buon vecchio prete, ch’era venuto ai settant’anni senza mai peccare, se l’era tolta seco per far opera di carità e voleva educarla come una figlia; ma non potendola frenare, l’aveva messa in convento. Dal convento era fuggita per un ismodato amore di libertà; e non s’era saputo più nulla di lei, finchè un giorno l’avevan riveduta nel villaggio, e diceva d’aver fatto molto cammino, a piedi, solo per rivedere il suo vecchio prete, che da qualche mese appunto avevano condotto a sepoltura.
Adesso aveva più che vent’anni; era bella, era selvatica, e lavorava e le facevan la corte.
— Non dormirete, signora? — domandò Lazzara, vedendo che Lora, taciturna, stava con i due gomiti sul davanzale del terrazzo e guardava nella chiara notte, un po’ ebbra di quella solitudine.
— Dormirò più tardi, — rispose; — ancora non ho sonno.
Si rivolse dalla piccola veranda e tornò sulla poltrona di vimini, presso il lume velato.