Un filo d’aria, pur lieve, non moveva le foglie del giardino; le stelle rossastre parevano mandar su la terra un disperato calore.
— E tu hai sonno, Lazzara?
— L’estate io non dormo che poco, e male, perchè i sogni che faccio mi túrbano.
— Raccóntami: quali sono i tuoi sogni?
— Son molti e sono pieni di miracolo, signora. Talvolta sogno l’altro mio viaggio, quel lungo viaggio che dovrò fare, assai lontano di qui.
— Dunque pensi che ripartirai, Lazzara?
— Certo ripartirò. Mi piace la strada, il fiume, il vento; mi piace ogni cosa che va lontano.
Lora si sdraiò nella poltrona con indolenza, rovesciò il capo all’indietro, sul cuscino, ed in quella penombra i suoi capelli chiari le mettevano intorno alla fronte una specie d’aurora.
— Sei stata in convento, non è vero? — domandò alla fanciulla.
— Sì, signora; più di quattro anni.