— Lasciatemi finire, — seguitò Arrigo. — Voi sapete benissimo che non possiedo un soldo, nè il mezzo di guadagnarne, per ora. Soggiungerò io stesso, per non lasciarlo dire da voi, che non ho alcunissima voglia di lavorare, che son pieno di debiti fino al collo, che amo giuocare, andare a teatro, spendere, divertirmi con le donne... vivere insomma! Se vi riesce tuttavia di trovare in me la stoffa d’un marito, parola d’onore, ve ne sarò gratissimo!

Il Riotti fu percosso d’un tale stupore che non ebbe fiato per rispondergli e fissò l’occhialaio con uno sguardo smarrito.

— Dunque... — volle dire.

— Dunque, concludiamo, — fece Arrigo. — Ho abusato di vostra figlia, ed è naturale che ripari al malanno, sposandola. Solo non venite a parlarmi del giorno, del mese, e neanche dell’anno, perchè dall’oggi al domani non si conclude nulla di buono e di serio. Appena sarò in condizioni da poter prender moglie decorosamente mi ricorderò della promessa che ho data. Ma fino a quel tempo, vi prego di lasciarmi vivere in pace. Tanto più che, se io m’impegno a sposar l’Eugenia, l’Eugenia viceversa è liberissima di sposare chi vuol lei, qualora nel frattempo le cápiti un giovine che valga un po’ meglio di me.

— Ah, cáspita! — scoppiò a dire il farmacista, che aveva finalmente ritrovato l’uso della parola. — Cáspita! cáspita!... Questa è un po’ grossa!

— Vi ho parlato da galantuomo, signor Riotti, e spero che in séguito me ne terrete conto.

— Da birbante, hai parlato! da malandrino! da canaglia! Ah, no, per Dio! non credere d’aggiustarla così!

— Sentite, signor Riotti, — concluse Arrigo, — io son uomo di poche parole: quel che dico dico, e non c’è forza al mondo che sappia rimuovermi da una decisione presa. Inoltre non mi piace d’essere insultato nè di venire a male parole con uomini più vecchi di me. Per il che vi riconfermo quel che ho detto e vi auguro la buona sera.

Se ne uscì calmo calmo, accendendo un’altra sigaretta. Poco dopo l’occhialaio, riconosciuta vana ogni speranza di ragionare col farmacista, pensò che meglio fosse andarsene, e fece come lui.

Arrigo si diresse verso la solita bisca, ove da qualche tempo gli arrideva una straordinaria fortuna. Dopo aver pagate, come ogni altro giocatore, le spese del suo noviziato e maledetta l’ingiusta fortuna e trascorse ore insonni a ragionar col demone che dispone fortuitamente le carte sui ciechi tavolieri, dopo aver osservato col suo freddo spirito coloro che perdevano sempre e coloro che più spesso vincevano, egli era divenuto in breve uno di que’ freddi e cauti giocatori che sanno in fin de’ conti aver ragione anche dell’azzardo capriccioso, contrapponendo alle altrui debolezze la propria inflessibile virtù.