Cantavano, strillavano, le cicale.

Quando l’autunno venne, i vendemmiatori la mandaron via.

Ricominciò a camminare, in giù, lungo il fiume, con la rapida corrente. Le avevan narrato di certi grandi velieri, con antenne alte come una casa, e di più grandi navi senza vela, in un porto immenso, davanti all’anfiteatro di una città splendidissima.

Certa sera, vedendo un uomo che stava per spingere il suo battello nel fiume, curiosamente si fermò a guardare. L’acqua scendeva, lenta e buia, con brividi luminosi, tra i filari di pioppi dal fogliame d’argento.

— È lontana la città? — Lazzara domandò all’uomo che buttava un mucchio di cordami vecchi nel suo battello e stava per saltarvi dentro.

— Sette ore di fiume, — questi fece, senza volgersi.

— E a piedi?

— A piedi? Chi ci va a piedi? — schernì l’uomo; e si volse.

— Io ci vado, — ella rispose con serenità.

Il battelliere la guardava; aveva egli una barba color di rame con qualche venatura bianca; portava in capo un berrettaccio di lana, che aveva preso il colore dell’acqua e del vento.