In fondo alla scalinata, fra i cespugli, s’era mossa un’ombra nera; due volte, tre volte, visibilmente, s’era mossa un’ombra nera.

— No, signora, — disse Lazzara, levandosi a ginocchi su la stuoia, ma un poco impaurita ella pure. — È forse un gatto... forse il vento...

— No, taci.

L’ombra si moveva, più distinta, più umana. La videro, buia nel buio; l’intesero che si moveva.

Ammutolirono. Poi Lazzara balbettò:

— Chi può essere? Gli vado incontro, signora...

In quel mentre, da dietro i cespugli, nel pieno chiarore del viale illuminato, sbucò fuori una forma d’uomo, curva, irriconoscibile, che fece qualche passo avanti, quasi barcollando, e si fermò. Ma Lora dette un grido, e per non vederlo si coverse la faccia.

Lazzara fu meno timida; si fece avanti, su l’orlo della scalinata, volle parlare, forse gridare, ma non potè.

Egli ora saliva, lentamente, cupamente, con un aspetto minaccioso, gli occhi nascosti sotto l’ala del cappello, i pugni affondati nelle tasche, forse pronti sovra un’arma invisibile.

Si fermò a mezzo della scalinata, guardò in alto, fissamente; poi fece due salti rapidi, e fu sul terrazzo, davanti a loro.