— Non gridate! — ingiunse, con una voce sorda. — Non voglio che si gridi!

Entrambe, ammutolite, si strinsero l’una contro l’altra, fecero qualche passo indietro; urtaron contro il tavolino di giunchi; la lampada si rovesciò, si spense.

Eppure lo vedevan bene, bieco e pallido com’era, tutto curvato innanzi, con una specie di oscillazione, di tremito, nella sua persona sinistra.

— Chi è? — bisbigliava Lazzara.

— Taci...

Allora seguì un grave silenzio, e fu, per l’uomo, un di que’ silenzi ambigui che l’anima più disperata frammette come un indugio davanti al suo più disperato coraggio.

Ma súbito egli disse con asprezza:

— Voglio rimanere solo con te. Mándala via.

Nessuna delle due si mosse; anzi parvero serrarsi ancor più vicine. Allora egli cominciò a guardarla, come sopraffatto da una specie di fascino; e, stando fermo, la investiva con uno sguardo triste, insidioso, miserabile, la ricercava per tutta la persona, quasi che ciò gli facesse un male estremo e la sua volontà fosse del tutto spenta sol per averla un attimo veduta.

— Con te sola, — disse un’altra volta, — con te, Lora...