Forse già era un’altra voce che pronunziava questo nome, o forse, per quello sguardo pieno di miseria, ella comprese di non doverlo ancor temere; sicchè d’un tratto, abbassando il viso con una specie di obbedienza, disse piano a Lazzara di andarsene via.

Costei esitava, ma ella con un moto repentino la sospinse. Allora la ragazza uscì, a passi lenti, cauti, come alcuno che si ritraesse per mettersi a vigilare.

Poich’egli s’avvicinava, ella ebbe una invincibile paura e protese un braccio verso la porta ov’era scomparsa Lazzara.

— No, no... — balbettava — lásciami...

E con la faccia quasi nascosta fra le due braccia tese, s’andò a rannicchiare in un angolo del terrazzo, contro la vetrata, come in un rifugio.

Ora, fra quei due che s’erano amati, che avevano vissuto insieme il più terribile dramma d’amore di cui possa l’anima umana contenere il palpito, fra quei due che si erano a vicenda vietato il meraviglioso delitto, forse perchè incapaci entrambi di sopportarne la tragica e disperante felicità, non era più che uno spazio breve come il braccio, lieve come la forza d’un àlito, pericoloso come il gesto di chi ghermisce e di chi si lascia ghermire, mentre intorno a loro un giardino ebbro lanciava in alto vampe di profumi forti come un narcotico, e c’era, lì accanto, una casa pressochè deserta, piene di stanze vuote, profonde, capaci di custodire nel lor silenzio così la più nera complicità come la più efferata beatitudine.

E intorno a loro, e fuori, per tutto il cerchio delle cose visibili, roteava una notte quasi magnética, tanto era bella e splendente, quasi inverosimile, tanto nella sua bellezza era qualcosa di eccessivo e di assurdo, quasi di crudele, poichè non dava il sonno, il riposo, la pace nè il dolcissimo oblìo, ma una folle rabbia di peccati e di lussurie, un tetro bisogno di soffocare nello spasimo del rimorso la tremante anima e colmarla fino all’ubbriachezza d’una voluttà oltremortale.

Da che parte veniva egli mai, così miserabile a vedersi e così vinto? Quale cammino aveva percorso? Quali tragiche risoluzioni portava in sè?

Forse non ricordava più nulla; tutto in lui era scomparso, dileguato, come un fiocco di nebbia nel sole. Ora le stava presso, e mutamente la guardava.

La guardava. Era pur lei, vestita di una mussola fina, quasi diafana, in quella notte calda; era pur lei, fra le pieghe di quella vestaglia trasparente, che mal nascondeva il suo petto florido, vasto, calmo, diviso nel mezzo da un’infossatura quasi buia, la qual nasceva tra i due seni distanti, lei, con la sua cintura di vespa e le sue belle ginocchia che davano al camminare tanta grazia lasciva... Era pur lei, con le sue braccia rotonde, senza un segno, appena cosparse d’una vellutatura bionda, con la sua gola sempre un po’ turgida, come se vi tenesse raccolto uno scoppio di riso, con la sua bocca di donna perduta, lei, con la sua viva odorosa capigliatura bionda, splendente come l’avena d’oro, come il riflesso di una cosa d’oro... Sì, certo, era lei, sebbene gli paresse incredibile, sebbene un altr’uomo, con le sue labbra, con le sue mani, con il calore umido del suo corpo, con il fiato greve della sua bocca ansimante, con la sua viscida saliva, con il suo rauco rantolo, avesse ormai toccata e posseduta questa intangibile purità.