Certo, era lei; si chiamava Lora, Loretta; era la sua sorella germana; era lì.

«Uccídila!» gli comandò una voce, che a lui parve suonasse nel rumore dell’infinito, nell’opaco fervore delle sue vene gonfie di sonorità.

E gli venne all’ápice delle dita, nei nodi delle dita, nella muscolatura dei polsi, una voglia rabida di stringere, di affondare l’unghie acute nella sua carne molle, di sentire quel bagnato, quel caldo che fa il sangue quando sprizza, o di mordere forte, coi denti, lì, nella gola, dov’è la voce che canta, che dice le parole d’amore, che rántola, nello spasimo e nel piacere, istessamente...

Ma gli sembrò di non poterla toccare ancora, di non essere così forte ancora da poter compiere il suo disegno, poichè, più che tutto, quel soave álito, quel dolce odor di lei lo vinceva, lo stremava, era come una mollezza che gli entrasse nelle vene insidiosamente, che gli desse la voglia di giacerle insieme, solo per carezzarla, per toccarla, per sentirsi ancora su la faccia il flotto de’ suoi capelli disciolti, su la bocca il bacio della sua bocca, e morire in lei come in voluttuoso annegamento... poich’ella poteva, ella sola, fargli attingere da questa inebbriata morte il fervore del rinascimento.

Ma queste meditazioni, sebbene concepite in un attimo, lo affaticavano, lo stordivano, ed egli cercò di ribellarsi al lor funesto potere.

— Non ancora! — disse aspramente, con un riso di scherno, poichè la vedeva tremare. — Non ancora.

Ma ella raccolse nella voce tutta la sua dolcezza, tutta la sua persuasione femminile, con cui sapeva di esercitare un così grande imperio sovra di lui, e sommessamente, quasi proditoriamente, lo chiamò per nome. Con la sua propria fragilità, con la sua propria duplicità di femmina quasi tentava di adescarlo, sentendo il pericolo vicino, indovinando il dramma imminente.

— Non mi far male... — balbettò, sempre celata il volto nelle braccia protese.

Sopra tutto ella temeva la sofferenza, l’atto brutale di quelle mani minacciose, lo scoppio di quella collera sinistra. E questa viltà lo fece ridere, d’un riso straziante; perch’egli forse avrebbe voluto che si buttasse innamorata e pentita nelle sue braccia, per ritrovare in lui quasi un rifugio, anzichè sentirsi chieder venia paurosamente, come ad uno straniero.

Allora egli le disse con violenza: