Ella si ritrasse a piccoli passi, tacendo, e scomparve nel buio. Indi a poco fra lo spessore dell’antica muraglia scaturì un rumore d’acqua corrente, che nella risonanza della notte riempiva di sonorità la casa profonda. Poi tacque: le alte camere si addormentarono.

— Non me ne andrò, — disse il giovine. — Sono venuto a vederti per l’ultima volta, e non me ne andrò così presto.

— Ho pensato, — ella fece, — che non vorresti rimanere a lungo in questa casa.

— La stessa cosa io pensavo di te. Ma evidentemente mi sono ingannato.

Ella non diede alcuna risposta. Invece, dopo un silenzio, gli domandò:

— Allora che vuoi?

— Prima di tutto ascoltarti. Avevi molte cose a dirmi... dunque parla, e sinceramente, come parlavi con me una volta, quando non avevi paura.

Ella intrecciò le dita insieme, e parve cercare in sè profondamente una frase per esprimersi.

Veniva ora dalla inoltrata notte qualche alito di frescura, in alto, per le cime degli alberi, sommessamente. La lampada velata ne riceveva i brividi; sotto il respiro del vento la sua morbida luce impallidiva.

— Una sola cosa volevo dirti, Rigo, — ella pronunziò infine. — Che anche tu devi per sempre dimenticare i giorni passati e perdonarmi se ti ho fatto male senz’alcuna mia colpa.