Ella tacque, si restrinse nelle spalle, confusa, umiliata, come se avesse per la prima volta compresa la gravità de’ suoi falli.

— È così? — Rispóndimi! — egli comandò, afferrandole un polso.

— No, Rigo... no, no... — ella balbettava smarrita. — Guarda: io voglio fare per te, per mio padre, per mia madre, tutto quanto posso... Dítemi solo cosa debbo fare... dítemi...

Gli occhi le si empivan di lacrime, come ad una piccola bimba cui si minacci un grave castigo. Egli comprese d’avere davanti a sè l’ineluttabile dell’anima femminile, quel vuoto, quel nulla, che sta in fondo a tanti cuori di donna. Di ciò si avvide con l’intelletto, ma in cuor suo, nell’interiore sua febbre, non volle credervi ancora; cercò di non arrendersi, di riafferrare con un’estrema cecità la sua speranza fuggente.

— Lora, tu mi hai detto che non ami Rafa, che non gli appartieni per amore... Dimmi: è la verità?

— Sì, è la verità.

— Mi hai detto pure che ti sei forse ingannata scegliendo questo cammino, è vero?

— Sì, è vero.

— Ebbene, senti. La passione che ho per te supera, esclude tutto. Ho mille rimorsi nel cuore, ma ormai non temo neanche il rimorso. Bandito, rovinato, espulso: tutto questo non mi dà un vero spavento. È forse orribile a dirsi, ma io posso dimenticare tutto questo. Non così la mia passione maledetta. L’amore che ho per te, la febbre che tu mi dài, la tempesta che mi susciti nel cervello, nei sensi, questo no, mai! mai!...

Così vicino le stava, ch’ella n’era tutta rabbrividita, e si restringeva nell’angolo, s’impiccioliva nella stretta de’ suoi propri gomiti, quasi per accrescere lo spazio che li divideva. Quelle parole, quel suo fiato caldo, quella passione traboccante, quel viso contraffatto, e la minaccia di sentirsi toccata, baciata, posseduta, le davan ormai un invincibile ribrezzo, più forte che la stessa paura, più forte che la stessa pietà.