— Ti faccio ribrezzo? mi odii?... se ti bacio gridi?...
Metteva tra queste frasi una dura pausa, breve come un singhiozzo.
— Mi lascerai portare la mia croce da solo? da solo e per sempre?
Ella era ferma in capo della scalinata, ferma come una statua; si vedeva soltanto il pizzo delle sue larghe maniche leggermente tremare. Una di quelle sperse lucciole, volando, le si impigliò fra i capelli. Ma ella non sentì quel peso, non si accorse di avere sopra la fronte quella piccola stella.
— Rispondi! rispondi! Voglio udire da te l’ultima parola... da te, dalla tua bocca!
Un attimo ancora di silenzio:
— Non mi amerai più?...
Come di schianto, ella si piegò su le ginocchia, si accasciò sul primo gradino, rompendo in lagrime dirotte.
La lucciola uscì da’ suoi capelli, si mise a volarle intorno.
Allora, fuor di senno, egli s’avventò. Con le braccia pur esauste la raccolse di peso, e perchè non potesse gridare, ben forte, con tutta la mano, le tappò la bocca.