Ed ebbe uno spavento immenso al pensiero che quegli occhi potevano aprirsi e guardarlo. Si sentì serrare la fronte come da una mano d’acciaio, fredda e forte; si sentì per tutto il corpo trafiggere come da molte lame che gli recidessero i tendini, ad uno ad uno, per sfibrarlo.
Aveva complice la notte, la solitudine, il silenzio, e quel suo docile sonno profondo come un letargo, ma non poteva toccarla.
E perchè non potrebbe toccarla? Chi dunque lo condannava a doverla uccidere senza godere di lei?
«Un nome... — si ricordò ch’ell’aveva detto una volta, — cos’è un nome?...»
E dentro, il suo démone beffardo gli urlava con una specie d’implacabile crudeltà: «Sáziati, e falla morire!»
Allora la sua bocca malvagia si tese all’ápice d’uno di que’ seni rotondi, per suggerne il forte sapore; quella orrenda lussuria lo istigò a conoscere dappertutto la sua nudità indifesa, e nel baciarla si sentiva pervadere da un’ebbrezza delirante, come se il suo corpo fiaccato, arso, rovente, si empisse all’improvviso d’un ristoro paradisiaco, e, dentro le sue vene lievi, non più sangue scorresse ma una inconsumabile voluttà.
E la cingeva, e la toccava, e quel corpo stava per essere finalmente la sua preda sul limitare della morte, nè più sapeva chi ella fosse, nè per qual modo su l’orlo della tragedia inevitabile egli potesse conoscere il principio di una così grande felicità.
Anche gli pareva di rammentarsi un’altra notte lontana — quasi dispersa nel vortice del passato — quando parimenti si era trovato curvo su quella amata bocca, pallida, ma non così ferma... — e la baciò.
La baciò a lungo, assetatamente, con ira, come si sugge un delizioso veleno. E gli parve, sotto i suoi baci, ch’ella si agitasse un poco; udì un sommesso lamento, che gli parve un lamento d’amore. Traverso il velo di quell’ebbrezza, la memoria del mondo non gli sembrava più che un oceano infinito, la vita stessa una vacuità immensa, colma di piacere. La baciava su la bocca e su la fronte, sui capelli e su gli occhi; e su la bocca e su gli occhi della sorella addormentata balbettava in delirio le sue parole d’amore.
— Fammi con le braccia intorno al collo un nodo forte... più forte...