L’animale, colpito nel fianco, digrignò senz’abbaiare i denti rossastri, e zoppo sotto il peso del suo ventre gonfio si mise a correre lungo la proda. Quando fu lontano guaì.

— Coraggio, — disse il mietitore; — forse non è morto ancora.

Però, da solo, non gli bastava il cuore per avvicinarsi.

— Fatevi prima il segno della croce, — suggerì cristianamente il più vecchio de’ mietitori. E con la dura mano, sacra di antico travaglio, si toccò la sua fronte rugosa.

Gli uomini, sotto il lampo delle lor falci, si fecero il segno della croce. Poi, con paura, gomito a gomito, si avvicinarono.

Veduta più da presso, la faccia orrenda li raggelò. Si curvarono. Stretta nel pugno convulso, la sottile arma luccicava, — il piccolo meccanismo d’acciaio, gelido, infallibile che aveva data la morte. Intorno alla tempia bruciacchiata era un grumo di sangue nero; degli occhi, uno era chiuso e pesto, l’altro sbarrato, vitreo, scoppiante quasi dall’órbita, come l’occhio d’un uomo che fosse morto in delirio.

Gli sollevarono l’altro braccio, che ricadde come piombo; gli tastaron la fronte fredda, le gambe stecchite, il cuore fermo.

— Amen... — mormorò il più vecchio dei mietitori. — Che Gesù Cristo, nostro Signore, raccolga nella sua pace l’anima di questo cristiano.

E recitando a bassa voce la preghiera dei morti, santificarono la proda empia su cui giaceva un cadavere insepolto.

Poi uno dei falciatori sciorinò il suo fazzoletto di percallo e con pietà lo distese come un sudario su quegli occhi spenti.