Gli venne un’idea, lì per lì, buona o cattiva: entrò egli pure. Ella stava presso il banco scegliendo un mazzo di violette di Parma. Arrigo domandò la cesta d’orchidee. La portarono sul banco, fra lor due. Erano così belli, que’ fiori senza profumo, tra l’erba tremula che li separava l’un dall’altro, ch’ella, per un momento, lasciò le sue viole e si mise a guardare.

— Per la signora Tatiana Ruskaia, — disse Arrigo alla venditrice, che racconciava il gran nodo di nastro sul curvo manico della cesta. E soggiunse l’indirizzo.

Colei che sceglieva viole, udendosi nominare, guardò il giovine. Senza impaccio, cortesemente, loquacemente, egli le sorrise. Poi distolse lo sguardo, mise un biglietto da visita tra i fiori, si volse a pagare con discretezza, ed uscì.

Ella ne rimase un po’ stupita, fra le sue violette di Parma.

XI

Un altro giorno l’attese nella via, come se l’incontrasse per caso. E la guardò dirittamente, sorridendole ancora. Aveva pur notato una piccola sorpresa in lei, vedendolo passare. La seguì per un tratto, assai discretamente, però lasciandosi vedere; poi volse altrove. Ogni giorno le mandò fiori, ed i più belli ed i più rari che trovava. Una mattina la incontrò, mentr’ella usciva dalla guantaia; un pomeriggio di nebbia s’imbatterono insieme su la porta della stessa pasticceria, e presero il tè vicini. Una sera, ch’ella non cantava, s’incontrarono nello stesso teatro. Ella era in un palco, insieme con altre signore, altre cantanti forse, e ad un certo punto egli si accorse che domandava di lui. Non le seppero dir nulla, certo... Ma ella portava alla cintura un grappolo di rose gialle: per caso, quel giorno, egli le aveva mandate rose gialle. Poi sentiva di non darle noia, di non esserle indifferente; lo sentiva con quella inspiegabile certezza che la donna trasfonde in noi quando riusciamo a piacerle. Ed è forse il momento più soave di tutto l’amore.

Ormai pensò ch’era venuto il momento propizio per inviarle una lettera. Ma un pensiero lo trattenne. Scrivere in italiano ad una forestiera sarebbe stata cosa poco elegante, mentr’egli con lo stile francese non aveva troppa familiarità, e nemmeno con l’ortografia, per vero dire. Parlando, ne faceva uso con una certa speditezza, e Dio sa come ancora, perchè lo aveva studiato poco tempo a scuola, poi vi si era meglio addestrato da sè, leggendo qualche libro, facendo la corte a qualche canzonettista francese.

Rinunziò dunque a mandarle una lettera, ebbe ancora pazienza. Ella ricasava tutte le sere alla stessa ora, ed egli sapeva benissimo per quali strade. Una volta, incontrandola, salutò. Ella rispose, appena appena, con un semiriso ambiguo su l’orlo della bocca limpida, che pareva una bocca di donna innamorata. Ed affrettò il passo. Egli non insistette. Gli batteva un po’ il cuore.

Adesso la salutava sempre, tutte le volte che l’incontrava, lasciandole dietro uno sguardo lungo, un cauto sorriso della sua bella bocca limpida e rossa.

Una sera l’accompagnò da presso, quasi di fianco, sino alla porta di casa.