Egli parve cercare un poco la risposta.

— Nulla sono. Uno fra i tanti, uno fra i mille che vi avranno fatta la corte, non è vero? Quello che vi è capitato con me, può capitarvi ad ogni momento, non è vero? Nulla sono. Di me non potrei dirvi cosa alcuna. Faccio una vita semplice. Amo più essere solo che con altri. Non ho passioni; non ne ho avuta alcuna, finora. Sì, una soltanto: la musica. E non lavoro. Mi siete piaciuta molto e súbito, in un modo che mi ha fatto quasi male. Se anche ne riderete, son contento di avervelo potuto dire.

Ella piegò leggermente il capo e si prese una mano nell’altra, girando gli anelli che portava su le dita. Ora, col dorso, poggiava contro il pianoforte; le ginocchia sovrapposte davano alla sua gonna l’apparenza di una grande ala. Non rideva; era visibilmente commossa; visibilmente.

— E allora?... — ella fece, sollevando verso di lui con timore la faccia un po’ confusa.

— Allora ditemi se potrò sperare di vedervi qualche volta, non più da lontano soltanto, e se potrò domandare anche a voi, per esempio: Chi siete?... e continuare a dirvi le cose un po’ ridicole che vi ho dette oggi, e raccontarvi la storia dei giorni pieni d’inquietudine che ho vissuti nell’attesa di parlare con voi....

— Ebbene... sì! — ella fece dopo una pausa, raccogliendo il ginocchio pieghevole nelle mani congiunte.

Fuori la neve cominciava a cadere, lieve, piana.

XII

Erano divenuti amanti.

A lui, dopo trascorsa la prima ebbrezza, questo fatto non diede alcun turbamento esagerato, perchè nutriva di sè medesimo un naturale orgoglio e si sentiva pronto a ben maggiori destini. Ma ella si era invaghita e persa di lui con un ardente amore; si sentì quasi divenire una cosa piccola e fragile nelle sue mani forti; le piacque anzi d’aver trovato questo bel dominatore nella sua libera vita. Che le importava chi egli fosse? cosa egli fosse? di saperlo ricco o povero? di avere forse raccolta qualche beffarda voce sul conto suo? Ella era una dolce slava, malata d’una ipocondria sensuale, con una vita che tutta le si radiava dal grembo desideroso, cosicchè le pareva talvolta di sentirsi morire sotto le carezze di quell’amante. Non poteva essere una donna per tutti; le bisognava amare, con tanta più veemenza quanto più questo amore fosse inutile, amare con ubbriachezza, con perdizione, con esaurimento, senza che mai tuttavia la sua passione giungesse a lacerarle il velo trasparente dell’anima od a turbare quella chiara fontana ch’era in lei, con l’ondata nè col fango delle passioni tormentose.