Per corteggiare la Ruskaia il barone Silvestro riprendeva quella sua grande aria battagliera del bel tempo quand’era uno smilzo ufficiale di cavalleria; la dardeggiava d’occhiate lusinghevoli, pareva quasi che volesse prosternarle ai piedi, con un sol atto loquace, sè stesso, il suo denaro, la sua più che devota urbanità.

Questo non dava noia alla Ruskaia, e nemmeno ad Arrigo, il quale anzichè adontarsi, mostrava di questi pericoli una singolare compiacenza.

Lungo quel muricciuolo, quante mai volte passava il barone Silvestro! La sua bella barba crespa brillava nei raggi di sole con vera magnificenza. Un giorno egli salutò. La Ruskaia sorrise. Tutte le cose del mondo hanno la lor ragione d’essere: quel sorriso forse voleva dire:

«Chissà?...»

Chissà?... È tanto pieno di mistero l’animo d’una donna innamorata! Ella prova talvolta il bisogno di mescere nel proprio sentimento anche la sottile gioia che le proviene dal deridere un altr’uomo. Poi, ad un tale che saluta, — un signorotto nel suo feudo — perchè mai non sorridere? Questo sorriso è lieve come l’innocenza; nulla promette, nulla impedisce; passa, vola via, non tocca, ma dice ambiguamente: «Chissà...»

La vita è così bizzarra, e tutto in fin de’ conti può succedere!...

Anche il bel caso che un grande amore vada a finire in cenere. Allora può essere utile aver detto: «Chissà...» E poi è dolce, per la donna un poco frivola, dormire nel proprio letto con un amante amato, ma col pensiero d’un altro — un signorotto nel suo feudo — che per amore di lei veglia e sospira... È dolce cosa il pensare; «C’è chi guarda mentre mi pettino le treccie alla finestra; c’è chi trema se passo nel giardino in vestaglia... Sì, quel barone mi fa un po’ ridere con la sua testa calva e la sua barba bionda... ma la gente del paese lo saluta e lo inchina come un piccolo re. In fondo vorrei sapere perchè Arrigo non è geloso? Anzi non fa che dormire. Quanto dorme questo Arrigo nei giorni d’estate!...»

Una volta finalmente il barone Silvestro osò varcare la soglia. Co’ suoi quarant’anni e la sua barba crespa era tuttavia confuso come un collegiale.

Arrigo era in pigiama e s’affrettò a vestirsi. Lo ricevette la Ruskaia, tutt’accesa in volto perchè aveva remato per due lunghe ore sotto il sole.

Quand’era in impaccio, ella rideva. Per prima cosa dunque si mise a ridere apertamente, con quella sua boccuccia di bambola piena d’una grazia inesprimibile. Nella saletta faceva un po’ scuro.