Qualchevolta eran battaglie aspre contro una certa sua naturale arroganza, che mal si fletteva nello sforzo dell’adulazione; qualchevolta era forse il bisogno di trovare un amico vero, un’amante vera, e narrargli la sua piccola storia; qualchevolta era tutto il suo essere che si torceva sotto la fatica di quella fredda e scaltra commedia; ancor più, quando per le sue vene, in certi giorni, in certe ore, passava una prostrazione fisica più dolorosa d’un male, ed egli sentiva in sè quasi la remota paura, la buia coscienza d’un pericolo che sovrastasse alla sua vita.
Gli pareva di avere in sè una fiamma serpeggiante, o talora qualcosa di viscido, che salisse, salisse, fino alla sua gola, fino al suo cervello, e talvolta un ronzìo, un rombo, un bisbiglio, uno strepito di cose lontane, imminenti, aspre, dolci, più forti e più vive che il sogno della sua mediocre vita.
Qualchevolta un corpo femminile, pur non desiderato, lo turbava così profondamente ch’egli sentiva tutto il suo grande imperio svanire in un malessere senza nome, comunicargli un dolore acutissimo, e il vento, l’ondata, la fiamma, il gorgo, la vertigine, mille sensazioni confuse, calde, logoranti, gli occupavano lo spazio interiore dell’essere, prostrandolo in una specie d’annientamento.
Poi si vinceva e rideva. Tornava con impeto a combattere la sua battaglia illecita, mettendo l’ambizione sul taglio della spada e l’onestà nel fodero. Per il denaro lottava, nelle notturne ore assidue sul tavoliere conteso, facendo pro’ di tutte le forze contro le debolezze altrui. Pericolando camminava su l’orlo dei precipizi, reggendosi a quel filo tenue che la fortuna tende agli spiriti audaci.
Dopo una lite più acerba delle altre, Arrigo e la Ruskaia si erano abbandonati, senz’essere ben certi di non amarsi più. Ella si era lasciata sfruttare senza lamentarsene, fin quando Arrigo era stato per lei un amante appassionato e fedele. Ma dopo il suo ritorno in città, troppo egli la trascurava e troppe ore le lasciava di solitaria meditazione. Le sue apparizioni presagivan per lo più qualche pagamento vicino, e la Ruskaia finì con dirsi ch’egli l’avrebbe rovinata in poco tempo senza nemmeno serbarle un poco di riconoscenza. Aperse gli occhi, e finalmente si trovò ridicola. Da ultimo, le giunse una lettera anonima, che le rivelava in modo esplicito l’avventura di donna Claudia con Arrigo, dandole, perchè ne fosse certa, i più minuti particolari sul luogo e su l’ora in cui solevano incontrarsi. Già sospettosa, ella non ebbe che raccoglierne la prova. Si mise al classico agguato, e donna Claudia, che in vita sua s’era trovata in ben altre contingenze, riuscì con la sua presenza di spirito ad evitare uno scandalo.
Fra Tatiana ed Arrigo fu invece una rottura liscia, senza lacrime, senza furori, come fra gente già preparata da un pezzo a doversi lasciare; gente calma, che comprenda la necessaria parabola delle cose umane, e partendo si ringrazi a fior di labbro d’aver insieme recitata per qualche tempo, con perfetta sincerità, la commedia dell’amore.
Allora il barone Silvestro si fece animo, ed ebbe finalmente ragione d’aver sperato nella sua fedele pazienza, nella sua devota urbanità. Gli uomini ricchi e le donne belle finiscon sempre con intendersi fra loro.
Su questo avvenimento si fecero grandi ciarle nei ritrovi dei Mammagnúccoli, nei teatri e nelle sale dove Arrigo incominciava ad essere invitato con grande favore. La rottura fu spiegata in vari modi, e non tutti benevoli per Arrigo. Ci fu pure chi compianse la Ruskaia, credendola sempre innamorata di lui. Ma ormai ch’ella s’era scelto a protettore un uomo da bene, tutti gli antichi spasimanti le si rimisero alle calcagna, ed il suo ritorno alla scena fu per lei una serata trionfale.
Arrigo era in teatro quella sera, disinvolto e sorridente. Lo si vide pure applaudirla dal palchetto di Clara Michelis, la ricca vedova sentimentale ch’egli stava per avvolgere nelle sue reti, facendole una corte insidiosa e paziente.
L’intermezzo di donna Claudia non sarebbe durato a lungo. Ella d’altronde non faceva per lui, perch’era troppo sfacciata, troppo accorta, e, durante le ore d’intimità, troppo esigente nell’opera delle amorose fatiche. Inoltre a lui pareva che avesse un cuore di pietra! Purtroppo non avrebbe compreso mai, quella incorreggibile marchesa, come il dovere d’una donna vecchiotta fosse quello di soccorrere un bel giovine, senza nemmeno farselo dire!... Insomma, ella ormai gli dava sinceramente ai nervi, ed anche la sua bella Tatiana ricominciava con dargli ai nervi in altra guisa, dopo qualche mese di separazione. Gli era venuto il rimorso d’averla troppo tormentata quand’era sua, ed insieme il dubbio di essere stato uno sciocco nel rinunziare a lei.