— Non pare nemmeno nostro figlio! — ella osservò bonariamente, traducendo l’impressione spontanea che provava nel guardarlo.

— Buona sera, Arrigo, — fece il fratello senza gran che scomporsi.

— Di’: se tu volessi per caso una cucchiaiata di minestra... — offerse il padre quasi con vergogna.

— Eh, sì, ti pare! — esclamò Loretta, che invece di rimettersi a tavola gli farfalleggiava intorno, — ha proprio bisogno dei nostri pastoni, lui!

— Taci tu! — rimbrottò Paolo. — Per una volta ogni tanto si potrebbe anche degnare.

— E perchè no? — fece Arrigo. — Non ho pranzato; ho fame, e la minestra manda buon odore. Su, presto, una sedia e datemene una fondina.

La famigliola si guardò con sorpresa, ed avvenne un piccolo trambusto, per far posto al primogenito che sedeva alla mensa familiare. Le facce dei due vecchi si rischiararono.

— Qua, vicino a me allora, — disse Loretta; e si mise a servirlo ella stessa, con le sue manine svelte, ben curate, che uscivano fuor dai pizzi d’una leggiadra camicetta. Per lei quel fratello estraneo, così pieno di signorilità, così diverso da tutti quelli che bazzicavano in quella bottega, era quasi un corteggiatore, quasi un amante.

E il padre a dire:

— Be’, Arrigo, e gli affari come vanno? È un pezzo che non ti ricordi più di noi.