— Me la cavo, rispose il figlio. — Non ho fastidi in questo momento. Anzi, se vi abbisognasse qualcosa, dite pure.

— Sì, a me! — saltò su Loretta, con un fare civettuolo, che le stava bene. Il fratello la guardò, la guardò con il suo occhio esperto, che involontariamente pareva quasi apprezzarne il valore.

— Sei bellina, sai! — fece d’un tratto. Poi soggiunse: — Allora cosa desideri?

— Quel certo collo di pizzo che una volta mi avevi promesso...

Arrigo si cercò nelle tasche e ne trasse un involto.

— Eccolo qui, — disse. — Vedi che non dimentico.

La ragazza diede un piccolo sobbalzo su la sedia, disfece l’involto, e veduto il pizzo che ambiva, gli occhi, per la gioia, le si fecer lustri e cominciò ad abbracciare il fratello tra continui scoppi di riso.

— Ve’, che buona cipria adoperi! — disse Arrigo, sentendo l’odor fresco delle sue guance. — Chi te l’ha data?

— Eh, quella lì!... — fece Paolo, senza levare il viso dal tondo, con un’aria di sottinteso.

— Quella lì! quella lì!... — rimbeccò Loretta contraffacendo la sua voce. — Cosa vuoi dire?