— Quella lì, — riprese Paolo, caparbio, — è tutto il giorno in giro dai parrucchieri e dalle sarte. Si schiaccia il naso contro le vetrine; non ha in mente che il suo specchio.
— Stupido! — sibilò Anna Laura, stizzosa come una viperetta. E la sua faccia divenne cattiva.
— E per te papà, — fece Arrigo, risolvendosi ad interrompere quel battibecco, — per te ho portata una pipa di schiuma. Guarda se ti piace, se no te la cambio.
Gli tese un astuccio ricurvo, contenente la pipa istoriata, con il bocchino d’ambra.
— Maraviglia! maraviglia! — esclamò il vecchio, lasciando cadere il cucchiaio. La guardò per ogni verso, la tastò quasi con religione: — Maraviglia! — Poi la trasse fuori dall’astuccio e la mostrò alla moglie.
— Per Dio! — esclamava. — Chissà cosa l’avrai pagata!
E senz’asciugarsi la bocca se la prese tra i denti.
— Sembra la pipa d’un signore con attaccato un portinaio! — disse ridevolmente Loretta, che si provava il suo collo di pizzo. Arrigo intanto mangiava ghiottamente, a piene cucchiaiate.
— Che minestra, mamma mia! Che minestra! Era un secolo che non avevo gustato qualcosa di simile!
— Ti piace? — domandò Anna Laura con una smorfia.