— Eh!... quella vipera! — sibilò Paolo con una specie d’odio.

Arrigo salutò la famiglia ed Anna Laura gli passò il soprabito; poi, leggera, gli si appese al braccio ed entrarono insieme nella bottega, come s’ella volesse confidargli qualcosa.

— Vieni spesso a vedermi, Arrigo... — pregò lei sottovoce, traendo un sospiro. — Con questa gente, è una vita insopportabile! Io sono un po’ come te, sai... E proprio non ne posso più!

Egli si fermò a guardarla un’altra volta, con quello sguardo da intenditore, nella luce piena che sgorgava dalla vetrina. Uno strano sorriso gli increspò la bocca.

— Dunque vuoi andare a teatro, tu?

Loretta lo teneva per il braccio. Allora, girandogli di fronte, con un gesto muliebre, un gesto d’amante capricciosa, gli accomodò la cravatta ch’era un po’ di sghembo.

— Eh, sì, vorrei... — disse.

— Bene, ti ci condurrò io.

— Ma è impossibile, caro! — ella fece con un accento voglioso e triste. — Non ho abiti e non posso venire con te, così...

— Già, — fece Arrigo, riflettendo. — Ma non importa; vienmi a trovare, combineremo.