— Sì?... Quando vuoi? — ella esclamò, piena di luce.
— Anche domani.
E le diede un bacio su la bocca.
III
Il domani ella v’andò nel pomeriggio. Arrigo dormicchiava, steso tutto vestito sul letto. Riparava con quella siesta pomeridiana ad una delle sue faticose veglie notturne. Aveva dovuto rimanere al Circolo fino alle sei del mattino per rifarsi d’un cattivo mazzo di baccarà capitato in principio di sera.
Ella entrò come un colpo di vento nella camera semibuia del fratello, senz’attendere che il domestico l’annunziasse, e, vedutolo giacere, si fermò di botto qualche passo oltre la soglia.
— Come mai? Dormi?
— No, riposo. Vieni pure, Loretta, vieni avanti.
Era il marzo fuori che infuriava, con rabuffi di vento gelido in un cielo rosso.
Egli accese la lampadina elettrica e si volse a guardar la sorella con gli occhi assonnati, tendendole una mano.