Àlzati, e vedansi di lontano come in una visione pantagruelica tutti i lumi e tutti i fumi dei banchetti che verso quest'ora simposica ristorano i millantamila stomaci della sconfinata Città! Vedansi tra fasci di ghirlande elettriche le vetrate gloriose dei ristoranti babelici, con la rossa orchestra che suona a correre d'archetto e l'orda salsifera de' camerieri che sollevano, su le teste chine dei desinatori, la calda ricchezza dell'agape ne' vassoi fumiganti! Vedasi brillar da lungi quella finestra illuminata che nella casa dell'uomo è fra tutte la più gaia, la finestra dietro la quale si mangia, — soli o poveri, ma si mangia, — ricchi o nel cuore d'una famiglia prospera, ma si mangia, — tristi o pensando all'innamorata, ma si mangia... la finestra più gaia e più universale di tutte l'altre dietro le quali nella vita cotidiana l'uomo, animale versatile, medita opera discute balla dorme o fa l'amore!

Àlzati, o Nuvola, e giudicate!»)

Entra il coro dei Gastronomi.

(Nell'Orchestra un tinnire gaio, come di porcellane che si urtano, di posaterie che squillano, di coppe toccate nei brindisi. Un bollire, uno sfriggere, un gorgogliare continuo di tutti gli strumenti.)

Ave Primissimo, Pantagruele!

Noi siamo i coltivatori dello stomaco, i golosi della rara e fertile vivanda che si trasmuta in sangue più rosso. Nulla conta la trachea, l'uomo vive con l'esofago!

I maialini d'India ben ripieni, le trifole del Périgord, gli asparagi d'Argenteuil, il fegato d'oca di Strasburgo, i capponi del Mans, le ostriche di Colchester, e tutte l'altre leccornie che la terra pingue o l'industria paziente produce, sono per noi le cose più sublimi che accadono sotto l'emisfero. Un genio rivelatore non è niente appresso un sopraccuoco prelibato.

Ave Primissimo, Pantagruele!

I vini delle giaciture più polverose, i liquori decrepiti custoditi con tutta la lor forza entro gelidi cristalli o tepide porcellane, sono per noi veramente il lirismo della vita! Noi adoperiamo lo stomaco per custodire in noi la Bellezza. Non siamo atei: crediamo profondamente nel piacere di quel che si mangia, nell'ambrosia di ciò che si beve. In questo crediamo imperterriti come il fanatico in Dio. Siamo anche filosofi, poichè possiamo dirvi che la digestione è l'unica felicità delle razze. Siamo anche sociologhi e fisiologi perchè v'insegniamo con la sapienza dei secoli che creerete un popolo grande facendolo mangiar bene.

La delizia di filtrare attraverso la nostra carne intellettiva una vivanda complicata e squisita, equivale alla delizia di comprendere un difficile pensiero.