Ormai son persuaso che il mio carattere vi sia limpido come quello del Principe di Danimarca, del dottor Fausto, del divino che amò la battaglia cavalier Sancio Pancia, e — per lasciare in pace Bergson, — del Monista di Haeckel, profeta immortale sotto il nome di Redentore della coda, filosofo che per troppa evidenza donò al secolo della scimmia volante l'Asino di Buridano!
Forse nella letteratura d'oggi non troverei chi mi somigli, perchè la letteratura d'oggi è un poco strana: somiglia più volentieri ai libri degli altri, che agli uomini d'oggidì.
Ma io divago terribilmente, o Personaggi della Commedia, e non mi ricordo più che voi soffriate per l'impazienza di conoscere con esattezza chi sono.
Quasi avrei voglia di andarmene senza parlare, perchè non debba intraprendere a dirvi tutto il male che penso di me. Ve 'l direbber gli altri con profusione, se alcuno di voi si recasse nel paese dove son conosciuto e laggiù domandasse al primo che capiti: — Sapete nulla forse mai d'un certo Cavaliere il qual si nomina dello Spirito Santo?
E il primo che capiti vi risponderebbe:
«— Sì, per servire Vostra Eccellenza!
Quel Cavaliere lo conosco: è un uomo che va in cerca d'assalire la potenza, poichè la potenza gli piace. Un diavolo a quattro che si odia e fracassa tutta la sua vita. Un coltivatore di rosai che non vuol vendere le sue rose. Cavalca su l'Ideale, negl'ippodromi dove si corrono poste favolose; ha incendiato la bottega d'un mercante di paternostri; si dice che sia un assassino... per servire Vostra Eccellenza!
Taglia nel sonno le capigliature delle donne che dormono con lui; questo per farne gualdrappe da gettare in groppa del suo ronzino. La sera qualchevolta, per le strade buie, lo si vede camminar solo e piangere. Ma entra nei carnovali e, senza ubbriacarsi, balla come un forsennato; regala tutto il denaro che ha alla prostituta più povera e va in letto con la più ricca, perchè gli piace, non il brillante, ma lo splendore che su la pelle incipriata lasciano i brillanti. È un uomo che si confessa cinque o sei volte al giorno, sopratutto a personaggi che non capiscon niente; ma sempre muta la natura delle confessioni e varia la genesi de' suoi delitti; poi afferma d'essere un santo e fulmina e strepita gridando che odia i confessori. È un mentitore il qual dice la verità, ossia dice la verità del momento; l'unica vera.
Prende casa dove trova; non viene quasi mai alla finestra; dappertutto coltiva subito due giardini. Scrive, scrive; qualchevolta ne fa un gran fuoco e dice al suo domestico: Vedi, ho bruciato la Bellezza. Dice agli ospiti: — Non state in piedi, mettetevi a sedere; se volete che me ne vada, la casa è vostra. — Vi sono alcuni giorni dell'anno che la sua faccia diventa buia come il buio notturno dei cimiteri; poi se ne va, cavalcando il ronzino Ideale in cerca, dice, d'un fiume. Quand'è scomparso la gente si ricorda che c'era; quando viene di ritorno, la gente ha paura di lui. Per tutta una settimana lo si è veduto girare nei dedali dei sobborghi, e ripeteva solamente una parola, tenendo gli occhi fissi: la strada, la strada, la strada.
Col suo ronzino ha visitato mezzo mondo, e nessuno può dir esattamente chi sia, di dove sia; poich'egli racconta in molte maniere il suo confuso passato. L'anno scorso commise un altro delitto: bruciò la bottega d'un mercante d'abiti fatti. Ce l'ha coi mercanti! Lo misero in prigione, ma egli, solo parlando e senz'avere un centesimo in tasca, riuscì a corrompere i guardiani. Due settimane dopo era in piazza e gridava: Qui tutti! venite, venite! che stamattina ho deciso d'assalire la potenza! — Quando si fece un assembramento d'uomini pronti a giurare su la sua spada, egli si mise a ridere come un matto, e scomparve.