il Cavaliere dello Spirito Santo.

«Vale nec parce, spectator!»

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(Dice il Compare:

«Mirabilmente nell'ultima ora sua di vita vi apparirà, o taciturni, la moritura Dama ch'io servo, la Dama dalle Dodici Vesti, la Dama che simile parve ad un giardino di rosai.

Soltanto la Fragilità è cosa che merita canzone, soltanto ciò che passa nel mondo come un profumo e nulla più, è cosa che vale per sempre la tristezza e l'amore d'un uomo.

Io v'ingannai poco dianzi... la dodicesima vesta è breve ad essere agganciata, poichè, o taciturni, si compone solamente di un velo. Voi vedeste cose amare, cose turpi, cose avvolte nell'artifizio necessario della vita; vedrete ora la nudità, la pura e splendida nudità, coverta solamente da un velo perchè sembri più nuda.

Immaginate che sia la primavera e che al sommo d'una principesca villa, in altura sul margine del suburbio e quasi finitima con la campagna, s'apra un terrazzo grande, impergolato, azzurro, sotto la notte piena di stelle. Immaginate che un possente albero di glicine tutto lo ricopra nel più impetuoso miracolo della sua fioritura, e che di fronte, sotto il cielo polveroso d'una rossa vampa, dorma la Città immensa, la Città maravigliosa come una squadra d'infiniti navigli fermi su l'ancore nell'anfiteatro d'una rada notturna, ma inghirlandate per tutti gli alberi con migliaia di lumi!

Immaginate che a questo azzurro terrazzo, come ad un balcone aereo guardante nell'immensità, s'affacci una donna di cui solo vedrete la faccia lontana, perchè il suo corpo sarà nascosto, immerso come in un bagno di grappoli, nella stupefacente fioritura del glicine che la tiene in sè, che la stringe come un fiore de' suoi fiori...

E poi questa donna si muova, si sciolga dal turchino mantello di grappoli e venga verso di voi, piano, a poco a poco, movendosi come il vento nelle biade alte, come la primavera su le fontane, come il desiderio in noi. E venga sì presso che la vediate nella maggiore musica del suo corpo nudo, i capelli non sciolti e non serrati, la ricchezza del seno che paia guardarle verso la bocca voluttuosa, come se volesse farsi baciare da lei. Nient'altro che un velo nero, avvolto in quel modo che lo fascerebbe il vento contro una statua nuda, ma tenuto fermo sovra una spalla da una lunga treccia di brillanti. Che di brillanti abbia qualche goccia sparsa tra i capelli ombrosi, ma profonde siano queste gemme come rade lucciole in una siepe gonfia; poi di brillanti un filo, due fili, tre fili, che brillino su la caviglia delicata...