Profumo del Tiglio:
E voi venite a passeggiare sotto i miei rami primaverili, nelle sere dei giorni di festa, o innamorati poveri della Città. Venite, quando sui laghetti color di piombo i cigni dondolanti s'addormentano con la testa sotto l'ala, mentre le bambinaie scordevoli radunano in fretta i bimbi con iracondo strillare. Per voi, lentissimi innamorati, rendo soave l'aria della Città che rimane senza maggio, della Città tutta pietra e ciottolo dove un fil d'erba è primavera. Camminate parlandovi piano; la vostra obliqua ombra s'insinua fra i miei tronchi e spare.
Mando per voi questo profumo forte che turba i sensi, che avvolge le cose, anzi le impolvera come d'un polline d'oro. Per ogni finestra non chiusa lancio su le coltri un brivido insinuante un odore di voluttà. Se avvolgo fanciulle che sian già quasi donne, insegno loro a restringersi con fretta e con pudore nelle lunghe camicie da notte, poi le induco ad affondare la bocca troppo respirante nel guanciale di piume...
Sono l'odore della colpa che la natura comanda, e brucio nell'aria delle notti limpide senza lasciar vedere la mia fiamma.
So che talora la mia fragranza è troppo forte: fa chiudere gli occhi, ubbriaca, fa male...
Profumo del Cipresso:
Su gli orli della Città, ove il gran pulsare della vita si addormenta, ove le case dei morti sono senza finestra, uguali, monotone, su gli orli dell'opaca muraglia che interrompe tutte le canzoni, là io cresco.
Non sono già fragranza, bensì odore simile a quello d'una resina che arda sotto la cenere, come arde nell'incensiere il cinnamo sotto la polvere di gruogo.
Sebbene i distillatori d'essenze non vogliano chiudermi dentr'alcuna fiala, io vi dico, uomini, ch'è profumo anche la morte.
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