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(Dice il Compare:

«Per amore di verità, Nobili Uomini e Dame Compiute, mi tocca dirvi che l'interruzione della voce apocalittica fu ancora una buona celia preparatavi da questo indiavolato Suggeritore. Stanco e morto non sa più che personaggi mandarvi, nè vuole venir meno all'intesa fatta con noi prima che scocchi, almeno su l'oriuolo del suo taschino, il minuto sessantesimo dell'ora dodicesima della Giornata.

Mancano al compimento, egli dice, minuti esatti ventitrè: non ridete, l'esattezza è il principio di tutte le buone azioni. Anche delle cattive talora, ma non importa: gli aforismi son belli per ciò solo che si possono capovolgere.

A questo punto egli v'ha tenuto in serbo un personaggio, che per essere addormentato nel sonno ipnotico potrà dire senza dubbio cose migliori di quelle che dicono i desti e molto vi rischiarerà eziandio, — se vorrete por mente, — sopra il significato e le mire che la licenziosa o frivola nostra Giornata contenne.

Trattasi di una sonnambula tutta farneticante per aver inteso il nome di Satana, e che già sarebbe venuta in scena se il buttafuori non l'avesse impedita. Ella è famosa di molti oracoli venuti a succedere in men che un anno, e mentre dorme di questo ipnotico sonno dice cose di tanta profondità che certo non le vengono da' suoi studi, nè dal misurato intelletto ch'ella possiede quando è desta. Vi sollecito a non raccapricciarvi nel vedere il suo pallido viso, gli occhi serrati, le mani brancolanti, la chioma pressochè irta, e sopratutto a non impazientirvi della estrema lentezza con cui parla.

Dopo la profezia della sonnambula il Cavaliere dello Spirito Santo prenderà da noi commiato, — e senza nemmeno salutarci, — come fin dall'inizio ci prevenne. Questo barbaro Uomo ha la sua maniera di vivere che alcun poco differisce dalla nostra, ma poichè non dobbiamo rivederlo, tanto vale che se ne vada come a lui piace. Gli siano leggere le strade per le quali condurrà la sua vita vagante, e trovi egli una casa dolce, buona e casta, che lo riposi prima della morte. Vada, col suo piccolo ronzino e col suo mantello buio, per assalire la potenza come a lui piace, ma quando l'avrà per la chioma, Egli è ben uomo da buttarla indietro, ridendo, come fece quel mattino che in piazza vollero giurare su la sua spada.

Egli, più che tutto, ha «compreso veramente il riso»: non quello degli altri, ma quel riso ch'è in noi. Forse, dopo aver camminato vent'anni, e per tutte le strade, con ira e con libertà, con forza e con pace, sempre in nimicizia col proprio ideale e sempre in derisione con gl'ideali altrui, quel giorno che avrà tra l'unghie i cernecchi di quella scarmigliata potenza, le dirà: — Vatti a far tingere, perchè sei vecchia, e mi fai ridere anche tu!

Rimane solamente una bellezza della quale non ha mai riso finora e forse, egli pensa, non riderà mai: — le rose.

Egli vi ha detto: — «Vale nec parce!» — e lo ripete; ma prima di andarsene come un'anima dannata nell'inferno, vi getta per tappeto ai vostri piedi canestri e panieri che straboccano d'una mietitura di rosai.