Il cenciaiuolo:

Pregherò per i suoi morti, buon Signore! Guardi: ho la gamba gonfia come un barile! ci vollero tre ore di spasimi per trascinarmi fino all'Ospedale; ma dall'Ospedale m'hanno espulso perchè dicono che son nato fuori dal Comune. Santa Maria! che bel talento aveva mia madre, a non sapere nemmeno fin dove arrivasse il dazio!

***

(Frattanto la bellissima etèra Meridiana interpella su questo caso il medico di guardia).

Il medico:

Ha ragione, Signora, ma se gli ospedali dovesser ricevere tutti quei poveri diavoli che ne han bisogno, cáspita! la Città non sarebbe che una sterminata infermeria. Poi, c'è un errore: la gente crede che noi si faccia il medico, non tanto per sbarcare scientificamente il lunario, quanto per un apostolico amore dell'infermità... Pregiudizî!

Il medico ha un ideale, che si chiama la scienza, ed uno scopo, che si chiama la carriera, ossia l'onorario. L'essenziale non è per ora che i malati guariscano, bensì che sovr'essi la scienza indaghi l'indole delle malattie. Non bisognerebbe mai fuorviare le questioni dalla loro linea giusta: per noi l'ammalato, il vero ammalato, è il nostro cliente, quegli, per esser espliciti, che paga; — gli altri sono pazienti, ossia gente che deve aver pazienza ed aspettare che la natura li guarisca.

***

(Di lì partendo, Compare e Comare traversan per isvago un ammirevole giardinetto pubblico dove si trastulla e canta e corre, giocando con le palle, un coro leggiadro di minorenni traviate. È il tempo gaio del mattino che le fanciullette mandano più lontano il trillo delle fresche lor voci; la serenità e l'innocenza dei giochi allettevoli ai quali si danno seduce grandemente l'animo della bellissima etèra Meridiana.)

Entra il Coro delle Minorenni Traviate: