E la mammina dice: — Come siete cattive, le mie bambine! Mai non fate durare una bambola neanche nove mesi!... Ah, birichine!
Tutte noi, siamo persuase che mai più saremo buone, mai più felici, e che il vento sia la rovina delle bambine piccine, ma...
... quel giorno soffiava sì forte
che la gonnella s'alzò.
(Le osserva con sollazzo un amabile deputato, il quale in men che meno lega discorso con una fresca ballerinetta, la quale parla come danza e danza come gioca al volano, il che varrebbe a dire con agilità.)
Il deputato:
Ma no, piccina mia, cosa dici? È uno scherzo! figurati che bella indennità: neanche venti lire al giorno! meno di quello che guadagni tu... e dico ballando!
La ballerina:
Eh, caro onorevole, anche per noi volgono tempi tristi! Perchè il pubblico del giorno d'oggi è fatto in massima d'intellettuali, e non basta più ballare su le punte: bisogna che le punte esprimano qualcosa. Ora, capirà, sono entrata nel corpo di ballo che avevo nove anni, ed a quel tempo chi poteva immaginarsi che verrebbe di moda la testa di San Giovanni Battista e l'epilessia di Salomé?
Lei si lamentava, onorevole, perchè la sua paga è inferiore alla nostra; ma infatti ha meno da fare, e soprattutto meno spese. Con una marsina, Lei fa la sua bella figura; io, caro onorevole, se non esco in pelliccia e non m'affibbio un paio di paradisi, povera me, sono bell'e perduta! Quando si dice ballerina, sembra una parola che debba mettere allegria... sapesse invece com'è triste il mio mestiere! Ci sfruttano finchè valiamo qualcosa, poi ci buttano via come una sigaretta spenta. Abbiamo una mamma che ci alleva male, un amante che ci tratta male, molti ammiratori che ci pagan male, un'orchestra che suona male, un'affittacamere che ci... creda a me, caro onorevole, tutto male!