Entra il Giubilato con la Processione delle Amanti.

Avevo quindici anni e un mese, quando questa cuoca fiorente, che cucinava con maestria le allodole, scoverse nel suo padroncino un uomo.

La seconda, era un'amica di famiglia, non più di primo pelo, con un marito che le dava qualche dispiacere coniugale. Fu nel suo salotto, una sera buia, dopo qualche sospiro, nel mese di marzo.

La terza, canzonettista italiana, cantava in francese:

Ah, les p'tits pois! les p'tits pois!...

La quarta, fu un amore; un amore lungo e tetro. Parlammo di suicidio; spendemmo in francobolli una sostanza; scegliemmo perfino lo stile della nostra camera matrimoniale... poi si mutò stile: io m'innamorai del mio quinto, ed ella del suo «primo» amore.

Il mio quinto fu una chellerina, la quale si permise di non mettere al mondo un figlio, reputato mio.

La sesta, fu un'avventura d'albergo molto commovente; lagrimava con frequenza, rievocando in inglese una disgrazia che non ho potuta capire mai. Era una di quelle donne fatali che s'incontrano spesso nel girare il mondo.

Con la settima rimpatriai; si trattava d'una signorina conosciuta in un ballo, e che mi narrò la prima sera d'essere già fidanzata. Le proposi di rompere, di rompere la promessa, ed accettò non senza qualche scrupolo. Ma mentre io decidevo per la seconda volta di prender moglie, ella con disinvoltura prese un altro marito. Piansi. Composi qualche poesia; mi commossi davanti alle viole del pensiero, e malinconicamente respirai tutto l'effluvio de' suoi vecchi fazzolettini ricamati. Suo marito non s'accorse di nulla, come d'altronde non mi ero accorto di nulla neppur io. Venne a trovarmi qualche tempo dopo le nozze, e la trovai molto più signorina... Il matrimonio inverginisce la donna.

Consumati questi sette peccati capitali, non ho più memoria nitida se non di varie amanti che composero un tipo d'amante, che appartennero, come suol dirsi, ad una categoria.