Ebbi l'amante schopenhaueriana, che mi parve un eclissi di nevrastenia nel sole dell'amore.
Ebbi l'amante incorreggibile, che mi mise in rotta con i miei più fedeli amici.
Ebbi l'amante romantica, la quale mi costrinse a legger libri pieni di puntini, ad ascoltare musiche sfiducianti, a comprendere la bellezza d'aver freddo perchè il chiaro di luna puro da ogni vetro scivoli, mentre si ricerca l'ispirazione, sul profumato guanciale...
Ebbi l'amante lussuriosa, quella che tutti i nostri amici conoscono come posseditrice di qualche ricetta formidabile, di qualche arte satanica nel gioco dell'amore.
Ebbi tuttavia l'amante indimenticabile, quella che si diede così, d'improvviso, con una sincerità che parve una rivelazione, senza pudore, senza terrore, ma in silenzio.
E poi tutte quelle che mi vennero perchè avevo possedute queste prime.
Una mi portò la sua bellezza, perchè la facessi vedere alla gente; un'altra, molte anzi, mi portaron qualche ora vuota o capricciosa della lor vita galante, la simpatia momentanea d'un capriccio che appena confessato sfuma; qualcuna mi diede il suo cuore che non compresi, qualche altra non comprese che potevo darle il mio.
Frattanto nasceva nell'anima il bisogno di amare, poichè andando presso il fuoco s'impara a conoscere la fiamma.
Quella che amai, non la vedrete fra queste amanti che mi seguono, perchè fu una grande tristezza, una tristezza che non guarì... e mi piace di lasciarla sola.
Invece, dopo avere parecchie volte preso moglie con l'immaginazione, accadde che una volta, senza quasi riflettere, presi moglie in verità.