I cadaveri escono di casa coi piedi avanti e scendono sotterra con difficoltà. I cadaveri sono pesanti. I cadaveri sono dispettosi. Trovano il modo di farci faticare più che possono. I cadaveri sono ambiziosi, cercano di vestirsi bene. Noi preferiamo quei morti che fanno molto piangere, perchè sono i più generosi.
De profundis... De profundis...
È un mestiere pieno di controsensi quello del becchino; a forza di stare fra il pianto viene il cuor gaio. S'impara che l'uomo è un peso: nient'altro. La fisionomia dei morti tramonta nella carne come la luce nell'acqua; dopo qualche ora somigliano tutti alla faccia unica della morte. Intorno ai cadaveri si vedono i loro sogni; con un poco di praticaccia s'indovina dal morto l'uomo che fu.
La tristezza vola fuori dalle finestre come uno stormo di civette, non appena i becchini han preso il morto e l'han portato via. Fra tutte le persone piangenti, ve n'è sempre una sola che soffre «il dolore».
Nel guardarli d'improvviso, pare talvolta che i morti ridano.
Sovente si potrebbe derubarli di qualche bell'oggetto, ma non si osa, perchè i morti sorvegliano ed è assai più facile derubare un vivo.
A noi qualchevolta il morire sembra una parodia del morire; vi sono case dove la morte si sdraia come necessità, case dove sbaglia d'uscio e pare assurda. È terribile come alle volte le belle ragazze morte, nelle loro camicie fine sembrino più belle che mai!
E si dimentica perfino di lavarci le mani prima di carezzare le nostre amanti...
De profundis... De profundis...
Perchè la gente ha così paura dei cadaveri? I morti sono dispettosi, è vero, ma dispettosi con noi che li dobbiamo disturbare; all'infuori di questo non hanno mai fatto male ad anima viva. L'odore dei morti è singolare: sembra un odore che sia morto anch'esso e non rimanga su nessuna cosa, neanche nell'aria, ma solo nel cadavere, proprio sul cadavere, come un peso freddo.