Un robusto applauso di mani a tal uopo noleggiate dall'impresario, saluta quivi l'entrata in scena del Compare Cavaliere della Films e della Comare, bellissima etèra Meridiana, i quali vengono per «sentir d'amore.»)
Entra la coppia degl'innamorati.
(Nell'Orchestra violini profumati, arpe voluttuose, flauti che respirano con ebbrezza.)
Noi camminiamo tenendoci per mano, ed il fiore nostro, la nostra parodia che non temiamo, è questo mazzolino di viole del pensiero. Non v'è per noi più innamorata lascivia che la lascivia di guardarci negli occhi, negli occhi dove l'anima sale come una visibile paura e piena di voluttuoso tremito cerca un'altr'anima che la guardi. La nostra dolcezza diviene un tormento quando cerchiamo di comprendere che cosa sia l'amore.
Io sono te.
L'amore non è forse che uno stato essenziale della vita, un passaggio per il quale varca ogni cosa nata e vi dà il suo più forte lampo innanzi di finire. Vi sono tre cose nell'universo: la vita, l'amore, la morte.
Tutte le creature venute su la terra, fecero quello che facciamo noi: guardare con disperazione con incanto negli occhi d'un altro essere, guardare la cosa amata per comprendere l'amore. L'amore, ch'è la febbre più sensuale, fa conoscer l'anima; l'anima conduce ai sensi.
Io sono te.
L'amore non abita nei sensi e neppure nel cervello soltanto: è il legame che li unisce, anzi è il confine dell'essere che li soverchia entrambi. Nessuno, pensando, andrà più lontano che non vada l'amore.
Amare significa mescere in noi stessi la bellezza nativa del mondo, farne dono senza perderla e non volere la pace. Noi siamo gl'innamorati, cioè possediamo una forza ch'è solamente «nostra» e ci mette su la via dell'infinito, quantunque perda ogni senso all'infuori di «noi».