Io sono te.

Ascoltare la voce l'un dell'altra è una musica veramente armoniosa, cioè che invade l'essere come beatitudine immateriale. Tenerci con la mano la mano sembra una cosa innocente, ma è terribilmente colpevole; tanto colpevole che a noi sembra talvolta l'infinito amore tutto e solo consistere nel tenersi una mano. Si può godere sino allo spasimo la persona amata senza nemmeno prenderne il respiro, chiudendo gli occhi, e senza conoscere d'amore.

Io sono te.

Il «sempre», il «mai», nacquero forse da questo desiderio senza fine. La bontà è anche nata nell'amore. L'odio anche. Si compie una purificazione sublime nello spirito della creatura che ama e v'è inoltre nell'amore una memoria di cose alle quali non si è pensato mai. Fu il solo dono bello che la natura chiuse nella vita e fu tuttavia la paura più grande, poichè solo nell'amore si capisce con perfezione lo spaventoso terrore della morte. Ecco perchè noi camminiamo tenendoci per mano...

Io sono te.

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(Quivi un leggiadro applauso è fatto al Compare ed alla Comare che bellamente sentirono d'amore, poichè ai patroni della Commedia l'uditorio è per usanza cortese. Vanno quindi a mutarsi d'abiti, ma prima conducono verso la ribalta una squallida e solitaria vergine, «la quale, dicono, meglio assai che non facemmo ricercherà d'amore.»)

La zitella:

Ho aspettato, aspettato, per l'intera giovinezza... e finalmente credo che non attendo più! Mi sembra d'esser rimasta dieci anni al cancello d'un giardino, e sono diventata io stessa il cancello che mi chiude.

Sono calma, e quando penso al passato mi ricordo che avere vent'anni voleva dire precisamente — solamente — stare al cancello d'un giardino.