siringa; tanaglia da dente.
Noi crediamo che il vizio d'essere artisti fu imparato nell'antica Grecia, e prima dell'Ellade gli uomini — anche le donne — avessero qualcosa di meglio a fare che crear opere d'arte.
Però non ne siamo sicuri, tanto questo vizio è radicato nel cerebro e nella carne della specie umana.
Se non si fosse Critici, forse anche noi ci abbandoneremmo alla foia del creare opere d'arte. Ma fors'anche no, tanto è grande la delusione che provammo nel condurre a spasso le nove sorelle Muse. Inoltre dobbiamo dirvi che la madre di queste nove fraschette era una bella matrona che la si chiamava per l'appunto Critica; onde noi, che fornicammo con la madre, non si potrebbe senza vergogna donneare con le sue garzette.
Oh, se gli artisti potessero comprendere la nostra malinconia!
Per leggere un bel verso, noi dobbiamo andarne diecimila che pungono come ortiche o salivano come bisce!
Per vedere una tela semplicetta, una semplice statuetta, la quale ci riconcilii con la forma del corpo umano, dobbiamo traversare una tebe di goffaggini e risalire un nilo di terrifiche mostruosità!
Le nove sorelle Muse, ohi noi! si danno anche a sodomia, e questo fanno quasi cotidianamente, forse perchè vengono dalla Grecia, paese dov'era costume.
Or chi farebbe la critica dei critici se non la facessimo noi? quand'è venuto in evidenza che per essere buoni giudici d'un sonetto bisogna per lo meno conoscere la scienza del finito nell'infinito e dell'infinito nel finito, nonchè saper mettersi nell'intuizione come in una comodissima trottola che giri a maraviglia da sè?
Tuttavia noi Critici siamo ancora più numerosi e più smaniosi di partorire che i sullodati creatori d'opere d'arte; così per uno di noi che la matrona Critica di leggieri accolse nel talamo de' suoi deliri, dieci al fiume li mandò perchè prendessero anguille con la barbaia.