Sicchè fra noi stessi dobbiamo scegliere con

microscopio: lente:

siringa: tanaglia da dente.

***

(Or avendo la Comare Meridiana indossata una così bella veste, súbito la voce per intorno vola, nè passa gran tempo anzi che vengano insieme a visitarla due giovini vagheggiatori della bellezza muliebre, assidui del paro nel suo culto ma non da essa con egual sorte ricompensati. Di séguito poi vengono taluni altri personaggi, non tanto bramosi della etèra che porta una veste cerulea, quanto chiamati a fiutar l'aria dal rumore della novità.)

Entra il Dialogo fra l'Uomo che ha fortuna con le donne e l'Uomo che non ha fortuna con le donne.

— Veramente, o Paride, non è la tua persona più allettevole che la mia; d'età siamo gemelli e ci vestiamo dal medesimo sarto. Vuoi dirmi, o Paride, perchè mai tutte le donne ti rincorrono, mentre fuggono me?

— Ascolta Menelao; non vorrei farla da saccente, ma temo che tu non le sappia forse prendere per il lor verso.

— Veramente, o Paride, abbiamo fatto i medesimi studî; la nostra cultura non divaria gran fatto, e per quello ch'è fantasia, nè tu mi ritardi nè io t'avanzo. Tu se' forse un po' stanco di troppi certami d'amore, laddove io sono sovreccitato per non poterne far mai. Ho il rovescio della tua sorte: ogni sera devi tu scegliere fra cinque belle che si contendono i tuoi baci, ogni sera io mi corico amaramente, pensando a cinque belle che m'hanno detto di no. Spiegami qual'è il sortilegio che fai per essere così amato.

— Ascolta, Menelao; non faccio sortilegio alcuno. Questa è la mia sorte: s'io guardo per avventura una donna pensando al mio cane, costei con evidenza mi sorride, arrossisce, impallidisce. Se vado a trovare la moglie d'un amico per darle una cattiva notizia, la moglie dell'amico mi conduce nella sua camera nuziale. Se in un albergo suono per la cameriera con il proposito di farmi attaccare un bottone, la cameriera d'albergo, giovine donna e soccorrevole, cade fra le mie braccia. Quando ne' treni passeggio per il corridoio nell'attesa che l'impiegato prepari la mia coltre, vengono le americane a domandarmi vuoi quant'è lunga la galleria sopravveniente, vuoi se in Italia qualchevolta nevica... Ho tre casse piene di lettere amorose, io che mando solo cartoline illustrate. Ascolta Menelao: poche sere or sono, avendo invitato a cena una provatrice d'abiti — (i francesi, molto meno afflitti da un bell'idioma, le chiamano «mannequins») — trovai la provatrice d'abiti petulante come un diavoletto e mi parve che fosse ragazza di molto navigata. Lo sciampagna, come ben sai, è un vino allegro, e dopo cena la condussi a casa mia. Quando fummo a lumi semispenti, e tardi alquanto per ripentirci della penombra, ella mi confessò con umile candore che aveva creduto bene farmi dono della sua lunga verginità... Menelao, devi prestarmi fede: era semplicemente vero. Che vuoi? la donna è un rettile commovente! Ma per quante n'abbia conosciute, le ho comprese, o Menelao che a malincuore sei casto, ancor meno di te!