Son qui su la gronda

che canto gioconda...

e vedo, nelle contrade strette, la gente nera, in lunghe file, che va piano — piano — piano — e si muove come l'acqua buia nel fondo dei crepacci.

Quello che più mi stupisce degli uomini è la loro pazienza. Chissà mai cosa fanno con tanta pazienza? Li vedo sempre schiacciarsi l'uno addosso all'altro, e li sento cantare con una brutta voce; poi quando fa notte, accendono il fuoco.

Ma perchè, se possono coi loro nidi venire così alto nell'aria dove sto io, perchè rimangono sempre laggiù nei buchi dove si trema di pericolo?

Talvolta per una finestra entro nei loro nidi e guardo cosa c'è nei loro nidi... Vedo solamente alcuni di questi uomini, che strisciano piano... piano... piano...

***

(Sotto la finestra un vecchio semicieco suona l'organetto di Barberia, mentre il suo can barbone con un berretto rosso fra i denti va in giro chiedendo l'elemosina. — Ed ella racconta quel che pensano il vecchio semicieco, ed il suo provvido barbone.)

L'Uomo che vive con un organetto e con un can barbone:

Tutte le più belle canzoni vengono a morir d'asma nel mio macinino; quando sono così decrepite che nessuno più le ricorda, povere belle canzoni, me le riportano via!...